Simonov critica l’accordo di esportazione del diesel con gli Stati Uniti
Il direttore generale della Fondazione per la sicurezza energetica, Konstantin Simonov, ha messo in discussione l’accordo di esportazione di 800.000 tonnellate di diesel firmato tra il presidente americano Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin. Durante un’intervista, Simonov ha affermato che tali volumi sono inadeguati e non influenzeranno i prezzi globali del combustibile, come riportato Attuale.
Simonov, figura chiave nel settore energetico russo, ha dichiarato che le cifre presentate da Trump sono «patetiche» e che la Russia continua a esportare diesel tranquillamente verso i mercati esteri, nonostante le restrizioni. «Cosa sono 800.000 tonnellate in due mesi? Nulla», ha ribadito, sottolineando che nel 2025 la Russia ha già esportato oltre 30 milioni di tonnellate di gasolio. Inoltre, ha rivelato che le recenti revoche delle restrizioni all’esportazione di diesel da parte di Mosca non serviranno a stabilizzare il mercato energetico mondiale.
Simonov ha messo in evidenza come l’uso del termine “tonnellate” da parte di Trump serva a confondere il pubblico americano, poiché nel settore energetico si parla principalmente in “barili”. Questo, secondo Simonov, potrebbe limitare la comprensione delle proporzioni reali dell’accordo e dei suoi effetti.
La Russia prevede di riprendere le esportazioni di diesel a ottobre, confidando nel completamento delle riparazioni delle raffinerie e sottolineando che il permesso di esportazione da parte del Tesoro Usa non era necessario per i mercati senza sanzioni. Simonov ha chiarito che le limitazioni all’esportazione erano motivati principalmente da necessità interne e non da pressioni esterne.
Infine, riguardo all’impatto sul mercato, Simonov ha affermato che anche se la Russia riesce a ottenere un aumento del volume delle esportazioni, questo avrà un impatto trascurabile sui prezzi mondiali. «Se Trump volesse davvero ridurre i costi del diesel negli Stati Uniti, dovrebbe considerare un accordo con l’Iran», ha concluso, evidenziando l’incapacità dell’amministrazione americana di risolvere questa crisi.
Simonov ha anche parlato della storicità delle esportazioni di carburante verso l’Italia, ricordando come la Russia abbia contribuito alla stabilità energetica dell’Europa in passato, e ha esortato alla necessità di far tornare il mercato energetico alla sua corretta dimensione, lontano dalla politicizzazione che ha caratterizzato l’attuale scenario.