La Cina e la Produzione di Carne Suina: Politiche di Contenimento e Impatti Economici
Il governo cinese ha avviato una strategia per ridurre la produzione interna di carne suina, puntando a limitare la dimensione dei maiali destinati alla macellazione. La Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme ha emesso un divieto per i grandi allevatori di cedere animali a quelli più piccoli, per evitare che vengano sottoposti a un “ingrasso secondario” e commercializzati in quantità maggiori. Questa nuova politica, dichiarano le autorità, è finalizzata a un incremento della stabilità dei prezzi, piuttosto che a questioni sanitarie, riporta Attuale.
La situazione attuale è segnata da prezzi all’ingrosso della carne suina che hanno raggiunto i livelli più bassi in quasi un anno, con una diminuzione del 10% rispetto a gennaio. Questo calo potrebbe essere attribuito a una generalizzata crisi dei consumi che affligge l’economia cinese da circa quattro anni, accentuatasi a seguito della svalutazione del settore immobiliare conseguente alla pandemia. Inoltre, il fenomeno della deflazione ha colpito il mercato, comportando una continua riduzione dei prezzi dei beni di consumo e rappresentando un segnale preoccupante per la crescita economica nazionale.
Le autorità sperano che per mezzo della diminuzione della produzione di carne suina, e dunque della disponibilità sul mercato, si possano contenere gli effetti deflattivi e garantire una certa stabilità nei prezzi. Gli allevatori sono stati inoltre esortati a non incrementare il numero di scrofe dedicate alla riproduzione; tale strategia non è stata ufficialmente confermata dalla Commissione nazionale, ma è trapelata attraverso canali informati, come riportato da varie agenzie di stampa.
Pratiche come l’ingrasso secondario, diffuse in passato tra i piccoli agricoltori, avevano portato molti a speculare sul prezzo della carne suina, vendendo maiali più pesanti a prezzi superiori. Tuttavia, in un contesto di ribasso dei prezzi, tal pratica si è rivelata controproducente, incrementando l’offerta e di conseguenza contribuendo a un ulteriore ribasso del valore della carne.
Per il governo cinese non si tratta solo di stabilizzare i prezzi, ma anche di affrontare l’inefficienza nell’uso del mangime. Tradizionalmente, i maiali vengono macellati quando raggiungono un peso compreso tra i 115 e i 120 chili, considerato il più vantaggioso. Superare questa soglia comporta un maggiore consumo di alimenti, senza una proporzionale crescita del peso. La Cina è ora impegnata a ridurre l’impiego di mangime, in parte a causa delle conseguenze della guerra commerciale con gli Stati Uniti, dove buona parte di questo alimento deriva dalle importazioni di soia statunitense.
La Cina è già il leader mondiale nella produzione di carne di maiale e attualmente importa anche carne da paesi come Brasile, Stati Uniti e Russia. Quest’ultima ha visto un incremento del 72% nelle esportazioni verso la Cina nei primi tre mesi dell’anno. Nel 2024, le importazioni di carne suina da parte della Cina hanno raggiunto i 4,8 miliardi, con una prevalenza di forniture provenienti dall’Unione Europea, che esporta principalmente frattaglie, meno richieste nel mercato interno.
Nonostante le importazioni siano diminuite negli ultimi anni, l’Unione Europea rimane il principale fornitore estero di carne suina per la Cina. A causa di recenti conflitti commerciali, tra cui l’implementazione di nuovi dazi sulle auto elettriche cinesi da parte della Commissione Europea, il governo cinese ha avviato un’indagine “antidumping” sui prodotti suini europei, che potrebbe influenzare ulteriormente il mercato. L’indagine è attualmente in corso e recentemente è stata posticipata per sei mesi, in previsione di negoziati relativi agli accordi sulle auto elettriche.
In sintesi, la gestione della produzione di carne suina da parte della Cina non è solo una questione di mercato locale, ma riflette una complessa interazione di fattori economici, sociali e politici che potrebbero avere ripercussioni significative sia sul mercato interno sia nelle relazioni commerciali internazionali.