La Corte Suprema degli Stati Uniti consente ai singoli stati di vietare le atlete trans nelle categorie femminili
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che i singoli stati federati possono vietare alle atlete trans di gareggiare all’interno delle categorie femminili nelle competizioni sportive organizzate dalle scuole pubbliche. Questa decisione, avvenuta il 30 giugno 2026, segna un importante passo in una questione che ha suscitato ampio dibattito negli Stati Uniti. Complessivamente, 27 stati su 50 hanno introdotto leggi in tal senso. La sentenza ha riconosciuto la costituzionalità dei divieti adottati dall’Idaho e dal West Virginia, permettendo che rimangano in vigore anche le normative di altri stati, riporta Attuale.
La Corte ha esaminato due questioni specifiche. Nel primo caso, i giudici dovevano determinare se tali leggi violassero una legge federale sui diritti civili, che proibisce la discriminazione nell’accesso all’istruzione «sulla base del sesso». Unanimi, i 9 membri della Corte hanno stabilito che non esiste violazione. Nel secondo caso, si doveva stabilire se le leggi in questione violassero la clausola di protezione equa del 14esimo emendamento, che garantisce a tutti i cittadini la stessa protezione delle leggi. Su questo punto, i sei giudici conservatori hanno espresso parere negativo, contrariamente ai tre giudici progressisti. Il presidente Donald Trump ha definito la sentenza una «grande vittoria».