Il settore delle costruzioni russo sta perdendo imprese, margini e liquidità nello stesso momento. Al 1° ottobre 2026 risultavano operative 362.300 aziende, 16.400 in meno rispetto a un anno prima; nei primi nove mesi dell’anno, intanto, 31.100 società del comparto sono state liquidate.
I dati del sistema informativo e analitico SPARK, diffusi il 19 ottobre 2026 e riportati anche da Kommersant, descrivono un mercato stretto tra domanda più debole, credito costoso e minore sostegno pubblico. Altre 30.400 imprese risultavano coinvolte in procedure di liquidazione o bancarotta. Per 41.700 aziende erano inoltre state sospese le operazioni sui conti: SPARK le considera esposte a un rischio elevato di insolvenza, una classificazione che segnala vulnerabilità ma non equivale alla prova di un fallimento imminente.
Il colpo più duro arriva dall’edilizia abitativa
La contrazione non colpisce tutti i segmenti allo stesso modo. Le società impegnate nella costruzione di edifici sono diminuite del 4,8%, scendendo a 188.100. Le imprese specializzate in lavori edili sono calate del 4,4%, a 140.400. Più contenuta la riduzione nel settore delle opere di ingegneria, dove il numero di aziende è sceso soltanto dello 0,7%, a 34.100.
La maggiore tenuta delle opere di ingegneria è collegata alla presenza di commesse pubbliche, mentre il residenziale dipende direttamente dalla capacità delle famiglie di acquistare una casa e di sostenere il costo del finanziamento. La fine del programma di mutui agevolati al tasso dell’8% e l’inasprimento delle condizioni di altri schemi sovvenzionati hanno ristretto il bacino dei potenziali acquirenti.
La redditività dell’edilizia abitativa di massa si attestava all’8-12% nel settembre 2026, contro il 25% stimato un anno prima. Una simile erosione lascia meno spazio per assorbire ritardi, rincari dei materiali e interessi più elevati. Evelina Ishmetova, direttrice per la consulenza e lo sviluppo di Key Capital, sostiene che il comparto viva dal 2024 utilizzando riserve accumulate in precedenza, ormai quasi esaurite. Gli analisti osservano un deterioramento almeno dal 2025, insieme alla diminuzione delle nuove registrazioni di imprese.
Quando le vendite rallentano, il debito pesa di più
Il modello finanziario delle costruzioni rende le aziende particolarmente sensibili ai tassi. Nel 2025, per la maggior parte delle società, la quota di capitale preso a prestito sul totale delle risorse correnti superava il 60%. Una parte rilevante del denaro necessario per mantenere aperti i cantieri dipendeva quindi dal finanziamento esterno.
Per i costruttori di abitazioni, l’uscita degli acquirenti e l’aumento delle vendite con sconto rallentano il flusso di denaro destinato ai progetti. Anche i versamenti sui conti vincolati che proteggono le somme degli acquirenti arrivano più lentamente. In questo scenario, le banche possono rivedere le condizioni del finanziamento dei cantieri e aumentare il costo del credito proprio quando gli sviluppatori devono continuare a pagare terreni, materiali, salari e imprese appaltatrici.
La conseguenza può essere il rinvio della consegna degli edifici. I ritardi fanno scattare penali nei confronti dei clienti e aggravano il fabbisogno finanziario. Per le piccole e medie imprese, che dispongono di riserve più limitate e hanno meno progetti con cui compensare le perdite, anche un rallentamento temporaneo degli incassi può trasformarsi in una crisi di liquidità.
I conti vincolati riducono alcuni rischi per chi ha versato denaro, ma non garantiscono che l’appartamento venga consegnato nei tempi previsti. Se un’impresa entra in liquidazione o in bancarotta, il trasferimento di terreni, contratti e finanziamenti può richiedere procedure complesse. Nel frattempo, il cantiere può rimanere fermo e le famiglie possono trovarsi senza la casa promessa, con risparmi o prestiti che perdono valore reale a causa dell’inflazione.
Il mercato rischia di restringersi
L’uscita delle aziende più fragili può modificare la concorrenza. Gli sviluppatori con maggiori disponibilità finanziarie possono avere più possibilità di rilevare progetti, terreni e altri beni messi in vendita sotto pressione. Non è ancora possibile stabilire se questo produrrà una monopolizzazione generale del comparto, ma il meccanismo può ridurre il numero di operatori e indebolire la concorrenza a livello locale.
Il problema non resta confinato ai bilanci dei costruttori. Ogni rallentamento dei cantieri riduce gli ordini di acciaio, cemento, mattoni e materiali per le finiture, oltre alla domanda di trasporti, macchinari speciali e servizi delle imprese subappaltatrici. La carenza di liquidità nei cantieri può così propagarsi all’industria collegata e ai mercati del lavoro regionali.
Le cifre disponibili documentano una riduzione del numero di imprese, un aumento delle liquidazioni e una vasta platea di aziende classificate come vulnerabili. Non dimostrano, da sole, che ogni difficoltà derivi da una singola decisione politica. Mostrano però la convergenza di tre pressioni: sostegni ipotecari meno generosi, acquirenti più prudenti e finanziamenti più onerosi.
La questione dei prossimi mesi sarà capire se banche, autorità e grandi sviluppatori riusciranno a rilevare e completare abbastanza rapidamente i progetti in difficoltà. Se il passaggio delle attività sarà lento, la crisi delle imprese rischierà di trasformarsi in una lunga sequenza di cantieri incompiuti, clienti in attesa e ordini in calo per l’intera filiera.