La detenzione amministrativa di Qusai al Qadi: un’esperienza di sofferenza e umiliazione a Hebron

23.07.2026 18:15
La detenzione amministrativa di Qusai al Qadi: un'esperienza di sofferenza e umiliazione a Hebron

Due anni di detenzione amministrativa: la storia di Qusai al Qadi, liberato dopo la prigionia

Il 9 luglio 2026, dopo due anni di detenzione amministrativa, Qusai al Qadi, un palestinese di Hebron, è stato liberato. Al suo arresto, avvenuto il 8 luglio 2024, i soldati israeliani lo hanno immobilizzato durante un’irruzione notturna, interrotta solo dopo un lungo periodo di detenzione in prigioni israeliane. Al Qadi ha dichiarato di non sapere per quale motivo sia stato trattenuto, facendo eco alla realtà di molti palestinesi sottoposti a questo regime. L’intervista è stata condotta il giorno successivo alla sua liberazione, evidenziando le dure condizioni che ha affrontato durante la detenzione, riporta Attuale.

La detenzione amministrativa consente alle autorità israeliane di trattenere un palestinese senza alcuna accusa formale o processo, basandosi semplicemente su sospetti non divulgati. Un giudice militare, unico arbitro di tali ordinanze nei territori occupati, può confermare l’ordine di detenzione, che può durare fino a due anni, rinnovabile ogni sei mesi. Durante il suo periodo in prigione, al Qadi è rimasto in cella con oltre dieci detenuti, sopportando condizioni di vita estremamente difficili, come una razione alimentare insufficiente e un accesso limitato all’aria aperta.

Al Qadi ha descritto la brutalità a cui era sottoposto insieme ad altri prigionieri, le violenze immotivate da parte delle forze di sicurezza e la mancanza di igiene. In prigione, il cibo era dato in piccole porzioni e con sistematiche violenze in caso di “infrazioni” minime, come non restituire le vaschette utilizzate per i pasti. La salute dei detenuti è stata ulteriormente compromessa da condizioni igieniche precarie, contribuendo a malattie come la scabbia.

Inoltre, al Qadi ha evidenziato le disparità nelle condizioni carcerarie tra lui e prigionieri di Gaza, ai quali le forze israeliane riservavano trattamenti ancora più disumani. Durante gli interrogatori, gli era stato chiesto conto di ciò che condivideva sui social media, portandolo a concludere che le sue opinioni politiche fossero alla base della sua detenzione.

Il contrasto con i diritti e le esperienze di detenuti condannati definitivamente, come l’ex capo di Hamas Yahya Sinwar, evidenzia le crescenti rigidità e l’intensificarsi delle condizioni nelle prigioni israeliane. Dopo le recenti violenze attribuite a Hamas, il ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha dichiarato di voler rendere più severe le condizioni di detenzione per i palestinesi, un obiettivo che al Qadi ha visto materializzarsi durante la sua prigionia.

A seguito della sua liberazione, la prima azione di al Qadi è stata quella di recarsi a mangiare in un ristorante locale, un gesto che riflette il desiderio di normalità dopo un periodo così lungo di privazione e sofferenza. La sua storia mette in luce le condizioni sistemiche di oppressione e violazione dei diritti umani cui sono sottoposti molti palestinesi nella regione.

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