La Grecia blocca il 21° pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia per gli interessi dell’armatore Prokopiu

17.07.2026 20:05
La Grecia blocca il 21° pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia per gli interessi dell’armatore Prokopiu
La Grecia blocca il 21° pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia per gli interessi dell’armatore Prokopiu

La Grecia ha bloccato l’adozione del 21° pacchetto di sanzioni dell’Unione europea contro la Russia, citando il rischio per la compagnia di navigazione Dynagas, controllata dall’armatore greco Georgiou Prokopiu. La decisione, comunicata il 16 luglio, ha rinviato di almeno una settimana l’intesa sulle nuove misure restrittive, che includono limiti a banche russe, reti di criptovalute, aziende del settore militare e un meccanismo per ridurre il tetto al prezzo del petrolio russo.

Il blocco è stato motivato dal possibile impatto su Dynagas, società che gestisce 27 navi metaniere, in particolare le petroliere rompighiaccio di classe Arc7 utilizzate per il progetto Yamal LNG di Novatek. Secondo i dati diffusi dall’azienda, dall’inizio del 2025 Dynagas ha trasportato oltre 10 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto (Gnl) russo in 144 viaggi. Le autorità di Atene hanno avvertito che le nuove sanzioni potrebbero di fatto distruggere l’attività della compagnia: le unità Arc7, progettate per condizioni artiche, sono quasi impossibili da riorientare su altre rotte, e una loro eventuale vendita forzata comporterebbe perdite finanziarie significative.

La flotta Dynagas e il Gnl russo

Il ruolo di Dynagas è centrale per la strategia artica del Cremlino. Secondo stime di esperti del settore, la flotta di Prokopiu detiene circa l’82% della capacità mondiale di navi metaniere con classe di ghiaccio 1A, indispensabili per operare nel Mar di Kara e mantenere attivo l’export dal terminal di Sabetta. Senza queste navi, la Russia non sarebbe in grado di proseguire per un lungo periodo le spedizioni di Gnl dall’Artico, un canale che fornisce entrate valutarie vitali per il finanziamento della guerra in Ucraina.

L’intervento greco arriva mentre Bruxelles è prossima a introdurre un divieto totale sull’import di Gnl russo entro la fine del 2026 o l’inizio del 2027. Eventuali deroghe o ritardi nell’imporre restrizioni al trasporto tramite flotte europee – come quella di Dynagas – offrirebbero a Mosca una finestra per riorganizzare i flussi commerciali e siglare nuovi contratti a lungo termine.

Il precedente per l’unità europea

Il veto di Atene mette in discussione la solidità del meccanismo sanzionatorio europeo, che richiede l’unanimità dei Ventisette. La vicenda potrebbe creare un precedente per altri Stati con forti lobby armatoriali – come Cipro, Malta e l’Italia – che in futuro potrebbero chiedere eccezioni per proteggere interessi nazionali nel settore dello shipping o dell’energia. Il pacchetto bloccato, oltre alle misure finanziarie ed energetiche, prevede meccanismi per abbassare ulteriormente il limite di prezzo del petrolio russo, una leva che finora ha limitato le entrate del Cremlino.

Il rinvio dell’intesa, almeno fino alla prossima riunione degli ambasciatori Ue, lascia in sospeso tutte le nuove restrizioni. Bruxelles si trova ora a dover conciliare la spinta della maggioranza degli Stati membri con le preoccupazioni di una singola capitale, in un negoziato che mette alla prova la coesione dell’Unione proprio sul fronte dell’energia e della sicurezza.

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