La legge elettorale in discussione tra rischi di crisi e attese della Corte Costituzionale

07.10.2026 06:45
La legge elettorale in discussione tra rischi di crisi e attese della Corte Costituzionale

Il centrodestra avanza con la legge elettorale, ma restano incertezze sul voto finale

Una dimostrazione di forza per blindare la legge elettorale e scacciare i fantasmi di metà luglio. Il centrodestra ha incassato agilmente le prime due fiducie, ottenendo 226 e 227 voti favorevoli contro 147 e 149 contrari, con 3 astensioni. Questo risultato disinnesca la mina dei 53 emendamenti dell’opposizione, preparando il terreno per il voto sulla revisione dei collegi di Merano, Bolzano e Bressanone. Le aspettative erano confermate, compreso il “no” dei vannacciani. L’unico brivido rimane il voto finale segreto di domani, cui – salvo ripensamenti – la premier Giorgia Meloni non parteciperà, annunciando che in caso di esito negativo salirà immediatamente al Colle, riporta Attuale.

In teoria, si potrebbe temere una crisi di governo, ma nella realtà i controlli interni sono così rigorosi che questa possibilità appare improbabile. Le opposizioni, pur sperando in un colpo di scena, sanno di dover fronteggiare un’altra sfida: il giudizio della Corte Costituzionale, atteso tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio. I giudici esamineranno criticità come l’eccessivo numero di firme richieste per le formazioni senza rappresentanza in Parlamento e il problema delle quote rosa, aggirato con i capilista bloccati. Tuttavia, il governo sembra tranquillo, convinto che eventuali modifiche siano automatiche in base alla legge.

Il vero timore della maggioranza e la grande scommessa del centrosinistra riguarda il premio di maggioranza. La democratica Simona Bonafè ha dichiarato: “Una minoranza del 42% nel Paese potrebbe diventare maggioranza in Parlamento ed esercitare un potere enorme”. Il centrodestra, tuttavia, si basa sui precedenti giurisprudenziali sull’Italicum, che stabiliscono che il 40% è sufficiente per ottenere il 55%. Inoltre, i calcoli del Servizio Studi della Camera evidenziano che l’impatto reale del premio sarebbe solo del 10,75%. C’è anche l’incognita del nome del premier nel programma ufficiale: se la Consulta lo cancellasse, questo ridurrebbe le tensioni interne al Pd e al M5s, spegnendo la sfida per la leadership. Meloni, però, non rinuncia al suo progetto di premierato.

Il tempo della Corte permetterebbe di andare alle urne già in primavera, possibilmente accorpando le elezioni politiche e comunali a maggio. Tuttavia, vari fattori potrebbero rallentare questa corsa. Il primo è rappresentato dalle strategie politiche: Lega e Forza Italia, sotto pressione per migliorare nei sondaggi, preferiscono attendere la scadenza naturale della legislatura, prevista per l’autunno. L’ipotesi di una fine anticipata è invece sostenuta da Fratelli d’Italia, ma la situazione per gli alleati è delicata. Giovanni Donzelli ha attenuato le aspettative: “La legislatura arriverà alla fine, voteremo a novembre”.

Un ulteriore ostacolo è la volontà della Lega di garantire l’approvazione definitiva delle norme sull’Autonomia in Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte prima delle elezioni. L’iter prevede l’ok delle Regioni e successivamente l’inserimento delle norme nei ddl da approvare in Consiglio dei Ministri e successivamente in Parlamento. Anche utilizzando il “modello Stabilicum” promosso dal ministro degli Affari regionali Roberto Calderoli, questo processo non sarà rapido. Tuttavia, tutte queste considerazioni rimangono in balia di un fattore cruciale: gli sviluppi economici potrebbero portare a un voto anticipato, sovvertendo i piani dei partiti, poiché, in fin dei conti, in Italia come in Europa, tutto dipende dai conti.

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