Scomparsi 4 milioni dal fondo per la violenza di genere nel decreto scuola, il ministero smentisce le accuse

06.10.2026 19:05
Scomparsi 4 milioni dal fondo per la violenza di genere nel decreto scuola, il ministero smentisce le accuse

La capogruppo in commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi (Pd), ha dichiarato l’intenzione di presentare un emendamento per ripristinare le risorse dedicate alla lotta contro la violenza sulle donne, a seguito della decisione di trasferire 4 milioni di euro dal fondo per le attività educative al fondo per il contrasto al cyberbullismo. Questo decreto, il cui iter in Senato avrà inizio domani, scade il prossimo 29 novembre, quattro giorni dopo la giornata contro la violenza sulle donne. «Sarebbe uno smacco», ha sottolineato Manzi, riporta Attuale.

I 4 milioni spostati

Il trasferimento di fondi è formalizzato nel decreto e nella relativa relazione tecnica. L’articolo 4 del provvedimento incrementa di 4 milioni di euro per il 2026 e di ulteriori 4 milioni per il 2027 il Fondo permanente contro il cyberbullismo. «Ai relativi oneri», si legge nel testo, «si provvede mediante corrispondente riduzione» del fondo creato con l’ultima legge di Bilancio per le attività educative contro la violenza sulle donne.

Nel pomeriggio, il Ministero dell’Istruzione (MIM) ha replicato a queste accuse, affermando che il fondo in questione era stato istituito presso il Ministero dell’Interno e doveva essere distribuito tra i comuni per sostenere le scuole. Questo meccanismo è stato definito «farraginoso» e secondo il ministero non avrebbe permesso alle scuole di utilizzare efficacemente le risorse. Pertanto, il decreto sarebbe necessario per rendere queste risorse «effettivamente utilizzabili» già nel 2026, concludendo che «non taglia nessuna risorsa».

Il decreto suddivide i 7 milioni di euro in due destinazioni: 3 milioni rimangono per l’educazione al rispetto e al contrasto della violenza di genere, mentre 4 milioni vengono destinati ad incrementare il fondo contro il cyberbullismo. «Il decreto scuola si basa essenzialmente su uno spostamento di soldi da un capitolo all’altro», denuncia Manzi. La giustificazione del MIM non convince: «In questo caso le iniziative di contrasto al cyberbullismo vengono finanziate sottraendo parte delle risorse dal fondo di 7 milioni di euro previsto dalla legge di Bilancio dell’anno scorso per le attività educative di contrasto alla violenza di genere».

Il fondo deciso in manovra

Il fondo era stato originariamente previsto con 7 milioni di euro per il 2026 e lo stesso importo per il 2027, destinato alle scuole secondarie per attività di contrasto alla violenza contro le donne e per promuovere pari opportunità, consenso e rispetto reciproco. Con il decreto scuola, tuttavia, questo fondo di 7 milioni viene di fatto annullato come voce autonoma. «Seppur meritevole, trattare le iniziative di contrasto al cyberbullismo in questo modo è un’operazione più amministrativa che sostanziale», prosegue Manzi, evidenziando che si tratta di uno spostamento di fondi applicando il principio dell’«invarianza finanziaria».

I soldi spostati anche dalle scuole di montagna

Manzi denuncia che il fondo contro la violenza di genere non è un caso isolato. Analoga sorte riguarda le risorse previste per il credito d’imposta per il personale trasferito nelle scuole di montagna. Il decreto modifica la norma, posticipando l’erogazione del beneficio da «a decorrere dall’anno 2025» a «per l’anno 2025 e a decorrere dall’anno 2028». Di conseguenza, il beneficio non sarà disponibile per il 2026 e il 2027, liberando 20 milioni di euro da utilizzare per finanziare attività di «orientamento, inclusione e contrasto alla dispersione scolastica».

Dagli studenti stranieri ai Cpia, gli altri fronti del Pd

Il decreto sarà esaminato domani mattina a Palazzo Madama in commissione Cultura e Istruzione. «Con i nostri emendamenti, cercheremo di ripristinare, tra le altre cose, le risorse del fondo», ha dichiarato Manzi, annunciando modifiche anche sulle norme relative agli studenti stranieri. «Ci concentreremo sulle politiche di integrazione, sul supporto agli insegnanti di italiano come lingua straniera e sul sostegno ai comuni nei progetti di mediazione culturale», ha spiegato. I democratici esprimono preoccupazioni anche riguardo ai Cpia, i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, ai quali il decreto ora affida i corsi di italiano per i genitori stranieri, nei casi in cui le difficoltà linguistiche impattano il percorso scolastico dei figli.

Il provvedimento prevede un «percorso gratuito di alfabetizzazione della lingua italiana» presso i Cpia, mirato a raggiungere almeno il livello A2. Tuttavia, stabilisce anche che questo debba essere attuato «nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili» e «senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». «Chiederemo audizioni in merito», conclude Manzi, «perché su questi centri gravano anche i corsi di italiano per i genitori previsti dal decreto, senza l’assegnazione di nuove risorse. Vengono imposti ulteriori compiti senza risorse umane e finanziarie adeguate».

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