Primarie, Schlein propone di attendere il verdetto della Consulta sulla legge elettorale, Conte chiede una accelerazione

06.10.2026 21:25
Primarie, Schlein propone di attendere il verdetto della Consulta sulla legge elettorale, Conte chiede una accelerazione

Il Partito Democratico (Pd) è convinto che la Corte Costituzionale si esprimerà sulla nuova legge elettorale prima delle prossime elezioni politiche, permettendo così alla segretaria di strategizzare. Posticipare la scadenza sarebbe utile anche per mitigare le conseguenze sulla base del partito sconfitto. Nel frattempo, si sta preparando l’Assemblea del Pd, riporta Attuale.

Il timing delle primarie e i timori sul partito sconfitto

«Siamo convinti che la pronuncia arriverà prima del voto», affermano con certezza. Attendere avrebbe anche un secondo vantaggio per Schlein. Nel Pd esiste il timore che celebrare le primarie troppo presto, diversi mesi prima delle politiche, possa causare più di qualche controindicazione: incoronare il leader della coalizione, ma rischiare che, nei mesi che separano dal voto, il partito sconfitto si «sfilacci». È preferibile, quindi, avvicinare il più possibile il momento della competizione alla campagna elettorale ufficiale.

Oggi, c’è una crescente convinzione che le primarie, per scegliere il candidato premier, diventino un passaggio inevitabile. Le parole di Schlein durante la Direzione venerdì scorso evidenziano che senza gazebo «chi prende un voto in più» avrà un impatto significativo. Con Giorgia Meloni pronta a una sfida diretta, è essenziale, indipendentemente dalla legge elettorale attuale, arrivare alle elezioni con una leadership chiaramente definita.

Conte spinge per accelerare

Nonostante ciò, Pd e M5S continuano a seguire orari diversi. Mentre Schlein rivolge la sua attenzione verso un ritardo, Conte oggi cerca di accelerare. Questa mattina, durante un’intervista su La7, ha indicato come «abbastanza probabile» un voto in primavera, sottolineando la necessità di affrettare le primarie. «Non possiamo avvicinarci alla campagna elettorale», ha aggiunto.

Intercettato successivamente ai corridoi della Camera durante il voto sulla legge elettorale, Conte ha ribadito il punto centrale della questione tra i due partiti. Attendere la Consulta significa accettare una «data incerta», ha dichiarato l’ex premier. «I tempi devono essere stabiliti per essere pronti e preparati. Dobbiamo discutere con gli alleati su modalità e tempi. Non possiamo rimanere in totale incertezza».

Nel frattempo, la riforma normativa si avvicina alla conclusione del suo iter. Giovedì, salvo il rischio di franchi tiratori che hanno già ostacolato l’emendamento sulle preferenze, il Melonellum dovrebbe ottenere il suo ultimo sì. Da quel momento, potranno iniziare le azioni legali che porteranno il testo di legge davanti ai giudici, sebbene i tempi per questo percorso siano ancora incerti.

La Consulta e il precedente sulla legge elettorale

Inoltre, nel Pd circola un’altra convinzione: la Presidenza della Repubblica non intenderebbe arrivare alle elezioni con una legge elettorale non ancora approvata dalla Consulta. Tuttavia, questa ricostruzione non trova conferma nelle fonti vicine al dossier consultate: esistono precedenti contrari. Ricorda, ad esempio, il Porcellum, che ha visto il suo utilizzo alle politiche del febbraio 2013, mentre la Corte si è espressa sulle questioni di costituzionalità solo il 4 dicembre dello stesso anno.

L’attesa sul programma

Questa incertezza ha alimentato lo scetticismo nel M5S riguardo al tentativo di legare il calendario politico del centrosinistra a quello della Corte. Inoltre, persiste un’assenza di progresso concreto riguardo al programma. Mentre i dem si preparano per l’assemblea nazionale, il Movimento risponde che non c’è ancora una data fissata per aprire il tavolo delle trattative tra alleati.

Il prossimo svolgimento delle riunioni all’interno dei partiti rende evidente il motivo di tale situazione. Il 18 ottobre, l’Assemblea del Pd dovrà approvare la proroga del mandato di Schlein fino alle politiche e, nello stesso incontro, la segretaria presenterà i punti programmatici emersi dalla campagna di ascolto recentemente avviata. In quella data, anche Avs presenterà il suo programma sviluppato dalla consultazione “Decidiamo!”. L’area dem avrà dunque un’importante tre giorni a Montepulciano, con il tavolo della coalizione che potrebbe entrare nel vivo solo a novembre. L’ex premier ha chiarito: «Noi siamo pronti al confronto sul programma, ci aspettiamo che anche nelle altre forze politiche si componga un’idea di programma per incontrarci».

Il gelo tra i due leader

Intanto, il clima tra gli alleati rimane decisamente teso. Nel Movimento non è ancora stata assorbita la relazione di Schlein dello scorso venerdì, durante la quale ha evidenziato l’importanza del Pd nella coalizione, avvertendo che «non è che uno vale uno» nella stesura del programma. Oggi, questa affermazione è considerata una «caduta di stile» in via di Campo Marzio.

Tra i membri del Pd, cresce l’irritazione per le recenti affermazioni di Conte, che ha ribadito il suo tentativo di evitare un confronto diretto. Durante un recente incontro faccia a faccia con Schlein, ha proposto un passo indietro comune e la ricerca di una «terza figura», ma ha ricevuto un rifiuto. «Gualtieri? Non ho fatto nomi perché non c’è per lei questa disponibilità», ha dichiarato.

L’imbarazzo è evidente, anche a Montecitorio. Oggi, i due leader si sono casualmente incrociati all’uscita di un ascensore scambiandosi poco più di un saluto veloce. Di fronte ai cronisti, il momento è stato carico di tensione, ognuno ha preso la propria strada. Schlein ha concluso con un dribbling: «Non rispondo, sono raffreddata».

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