Propaganda iraniana sui social: il regime gioca su sarcasmo e intelligenza artificiale
Il regime iraniano sta intensificando la sua propaganda contro Stati Uniti e Israele su due fronti distinti. Da un lato, si trovano video creati con intelligenza artificiale che circolano ampiamente sui social media. Dall’altro, una campagna attiva su X (precedentemente Twitter) caratterizzata da freddure e battute sarcastiche diffuse dagli account delle ambasciate iraniane nel mondo, riporta Attuale.
Focalizzandoci su quest’ultima strategia, l’ambasciata iraniana in Zimbabwe ha risposto al presidente statunitense Donald Trump, il quale aveva affermato: “Aprite quel cazzo di stretto, pazzi bastardi”, con un sarcastico: “Abbiamo perso le chiavi”. Questa modalità umoristica è stata ulteriormente evidenziata dall’ambasciata iraniana in Thailandia, che ha citato: “Un uomo saggio una volta disse: ‘Aprite lo stretto oppure farò covfefe'”, richiamando alla mente il famoso tweet incomprensibile di Trump.
Questi scambi esemplificano il tono generale della campagna propugnata dai social durante la guerra in Medio Oriente, mirata a presentare un’immagine di controllo da parte del regime iraniano, oltre a dimostrare la propria resilienza nonostante i bombardamenti e le perdite. L’obiettivo strategico è resistere a lungo per poi arrivare a una fase negoziale, dichiarando vittoria.
Un episodio recente ha visto la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni in un acceso confronto politico con Trump, il quale aveva criticato il Papa. L’ambasciata iraniana in Ghana ha colto l’occasione per inviare un messaggio mirato a creare empatia, includendo riferimenti a tradizioni gastronomiche iraniane.
La campagna comunicativa dall’ambasciata iraniana si distingue per due aspetti chiave: consente un discorso sulla guerra su due registri, uno ufficiale e serio e l’altro sarcastico e informale. Questo stratagemma fornisce una copertura meno suscettibile alle critiche dirette e permette di rimanere al di sotto della soglia di tolleranza di Trump.
Inoltre, la maggior parte di queste battute proviene da ambasciate iraniane nel cosiddetto “sud globale”, paesi con una storia di rivendicazioni contro l’Occidente, contribuendo così a proiettare l’immagine di un “Davide divertente contro Golia ottuso”.
La propaganda iraniana non si sofferma su argomenti delicati come le violenze contro la popolazione interna, avvenute durante le manifestazioni per libertà nel gennaio scorso, che hanno portato a migliaia di morti e arresti da parte delle forze di sicurezza.
Un ulteriore punto di forza della campagna è il “sarcasm diplomacy”, una strategia che si presta a sfruttare lo stile comunicativo spesso eccessivo e contraddittorio di Trump.
Il primo livello della propaganda consiste nella produzione di video tramite intelligenza artificiale da parte di un gruppo precedentemente noto come “Notizie Esplosive”, ora “Media Esplosivi”. Sebbene alcune piattaforme come Instagram e YouTube abbiano bloccato questi contenuti, continuano a circolare su altri social media, rappresentando solo una parte dei video pro-Iran.
Questa pratica è stata definita come “Slopaganda” — una fusione tra propaganda e materiale poco serio, concepita per attrarre un pubblico curioso, spesso schernendo figure come Trump. Tra i temi ricorrenti si trovano immagini di Trump in situazioni umilianti e fantasiose vittorie iraniane su obiettivi statunitensi.
Il gruppo “Media Esplosivi” nega legami diretti con il regime, suggerendo che la produzione di tali video possa derivare sia da iniziative autonome sia da commissioni governative. Questo solleva interrogativi sulle origini della vasta gamma di contenuti che sostengono il regime iraniano in un contesto di conflitto.