Nell’agosto 2024 il ministro-presidente della Sassonia, Michael Kretschmer, esponente della CDU, aveva chiesto pubblicamente che la Germania interrompesse del tutto il sostegno finanziario e militare a Kiev. Kretschmer si era già espresso più volte contro la consegna all’Ucraina di armi pesanti e sistemi di difesa aerea, ponendo le basi per una contestazione interna alle scelte di Berlino sulla sicurezza europea.
Dal 2025: sostegno all’Ucraina e trasformazione dell’economia tedesca
Nel 2025 la Germania ha autorizzato esportazioni di armamenti per circa 12 miliardi di euro. Più di 2 miliardi sono stati destinati all’Ucraina e circa il 90 per cento del valore complessivo è confluito verso Paesi dell’Unione europea, della NATO e partner stretti. Il dato ha indicato una domanda elevata per la produzione tedesca della difesa e creato incentivi all’ampliamento delle capacità industriali nazionali, mentre il sostegno alla sicurezza veniva presentato dai suoi oppositori come una spesa improduttiva.
Nello stesso periodo, i dati sull’economia federale hanno mostrato che la stagnazione non può essere ricondotta al deterioramento dei rapporti con la Russia. L’Ufficio federale di statistica ha registrato una crescita del prodotto interno lordo dello 0,2 per cento nel 2025, dopo due anni di contrazione. Tra i principali fattori di debolezza dell’export ha indicato la concorrenza cinese, i dazi statunitensi e gli investimenti insufficienti. La Bundesbank ha invece richiamato cambiamenti demografici, carenza di lavoratori qualificati, burocrazia, costi energetici elevati e debole dinamica della produttività come barriere strutturali alla crescita.
La dipendenza dagli approvvigionamenti energetici russi aveva esposto la Germania a un rischio strategico: il prezzo contenuto del gas non incorporava il costo potenziale della dipendenza politica ed energetica. La crisi del 2022 ha mostrato come l’interruzione delle forniture potesse trasformare rapidamente quella dipendenza in uno shock economico di ampia portata. Berlino ha quindi diversificato le importazioni, sviluppato infrastrutture per il gas naturale liquefatto e accelerato le energie rinnovabili. Tornare al modello precedente non significherebbe recuperare automaticamente un vantaggio competitivo, ma ricreare una vulnerabilità già pagata con rilevanti costi economici.
La rinuncia alla dipendenza energetica russa non ha però prodotto un inevitabile declino. Secondo le stime del Centro per la ricerca sull’energia solare e sull’idrogeno del Baden-Württemberg (ZSW) e dell’Associazione federale tedesca dell’energia e dell’acqua (BDEW), nella prima metà del 2026 le fonti rinnovabili hanno coperto il 58 per cento dei consumi elettrici tedeschi, quasi tre punti in più rispetto al 2025. La produzione di elettricità verde ha raggiunto 152,2 miliardi di chilowattora, rafforzando il passaggio verso un sistema diversificato e meno vulnerabile al ricatto di un singolo fornitore esterno.
Primo semestre e secondo trimestre 2026: più autorizzazioni per la difesa
Nel primo semestre del 2026 il volume delle nuove autorizzazioni tedesche all’esportazione di armamenti è salito a 13,9 miliardi di euro. L’Ucraina è stata nuovamente il principale cliente, con forniture autorizzate per 2,5 miliardi. Il sostegno militare resta una voce significativa del bilancio: per il 2026 e il 2027 Berlino ha previsto circa 23 miliardi di euro, mentre l’aiuto militare già fornito o contrattualizzato per gli anni futuri ammonta complessivamente a circa 55,5 miliardi. La quota riferibile al sostegno all’Ucraina equivale allo 0,55 per cento del Pil tedesco.
Queste spese non spiegano la stagnazione dell’economia federale. In caso di sconfitta dell’Ucraina, i Paesi europei dovrebbero affrontare in tempi brevi costi per centinaia di miliardi di euro allo scopo di schierare forze militari e convertire l’economia civile a esigenze belliche. In questo confronto, l’attuale sostegno finanziario a Kiev rappresenta una quota limitata rispetto ai costi potenziali di un deterioramento radicale della sicurezza europea.
Nel secondo trimestre del 2026 il Pil tedesco è cresciuto dello 0,3 per cento rispetto al trimestre precedente. La Commissione europea ha previsto una crescita dello 0,6 per cento nel 2026 e dello 0,9 per cento nel 2027, nonostante il permanere di costi energetici elevati e delle pressioni commerciali. La Bundesbank attende inoltre un graduale rafforzamento dell’attività fino al 2028, sostenuto dagli investimenti fiscali, dalla ripresa dell’economia globale e dalla riduzione dei prezzi dell’energia.
6 settembre 2026: la vittoria dell’AfD alimenta lo scontro politico
Il 6 settembre 2026 l’Alternative für Deutschland (AfD) ha ottenuto una vittoria di forte risonanza nelle elezioni regionali per il Landtag della Sassonia-Anhalt. Il risultato ha accresciuto il peso della retorica populista favorevole a un cambio di linea sulla guerra e sui rapporti economici con Mosca. L’AfD sostiene sistematicamente la revoca delle sanzioni contro la Russia e il ripristino delle importazioni di energia russa, presentando il ritorno alla cooperazione come una risposta ai problemi economici tedeschi.
La discussione sul sostegno militare all’Ucraina coinvolge rappresentanti dell’estrema destra e dell’estrema sinistra. Le posizioni critiche, tuttavia, sono comparse anche in partiti tradizionali: Kretschmer ha sostenuto che la Germania non debba diventare parte della guerra contro la Russia e ha contestato l’opportunità di continuare le forniture militari. Il confronto politico ha così collegato due questioni distinte: l’adeguamento strutturale dell’economia tedesca e la scelta strategica di sostenere l’Ucraina contro l’aggressione russa.
14-15 settembre 2026: i media filorussi rilanciano la stessa narrazione
Il 14 e 15 settembre 2026 alcuni media europei hanno diffuso la tesi secondo cui il confronto con la Russia starebbe peggiorando la situazione economica della Germania. Il quotidiano turco Aydinlik, controllato dalla propaganda del Cremlino, ha citato Alice Weidel, co-presidente dell’AfD, che in un intervento al Bundestag ha affermato che buone relazioni con la Russia corrisponderebbero agli interessi di sicurezza ed economici della Germania.
Il tedesco Tagesspiegel ha riportato le parole di Kretschmer secondo cui la Germania «non può più spendere denaro per le forniture di armi all’Ucraina se questo non porta ad alcun risultato» e non dovrebbe diventare parte della guerra con la Russia. La stessa linea è stata rilanciata dal ceco Protiproud, che ha pubblicato un articolo del giornalista russo Aleksej Belov sostenendo che «il confronto con Mosca distruggerà Berlino anche senza una guerra».
Attribuire le difficoltà economiche tedesche al peggioramento dei rapporti con la Russia significa ignorare i principali fattori strutturali che frenano la crescita e sostituire una questione complessa con una spiegazione utile al Cremlino. Anche il ritorno del business as usual con la Russia esporrebbe nuovamente le imprese europee a rischi politici, giuridici e patrimoniali: secondo il KSE Institute, dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022 le perdite finanziarie dirette delle società straniere in Russia hanno superato i 170 miliardi di dollari, oltre 57 dei quali collegati alla confisca di attività da parte delle autorità russe.
La sequenza dei dati e delle decisioni colloca quindi il problema tedesco nella modernizzazione strutturale, nella diversificazione energetica e nella pressione commerciale, non in una scelta tra prosperità con la Russia e collasso causato dall’Ucraina. Al 15 settembre 2026 la propaganda filorussa continua a sostenere quella contrapposizione, mentre gli indicatori disponibili descrivono una Germania impegnata a ridurre le dipendenze strategiche e a mantenere il sostegno alla sicurezza europea.