La rete RIS Network, creata dai servizi segreti russi per organizzare attività di intelligence, sabotaggi, attentati e omicidi su commissione, è stata portata al centro di un’inchiesta negli Stati Uniti il 16 settembre 2026. In quella data la Procura del Distretto Sud di New York ha incriminato un gruppo di persone legate ai servizi russi per finanziamento del terrorismo e cospirazione finalizzata a commettere omicidi su commissione, anche sul territorio statunitense.
Secondo la ricostruzione del Dipartimento di Giustizia americano, gli imputati operavano all’interno della RIS Network e pagavano attività di sorveglianza e omicidi commissionati negli Stati Uniti e all’estero. Alla rete sarebbero stati inoltre affidati incarichi per realizzare attentati contro infrastrutture civili e militari di Paesi europei che sostengono l’Ucraina.
Il procuratore generale aggiunto per la sicurezza nazionale, John Eisenberg, ha dichiarato che gli accusati cercavano di reclutare cittadini statunitensi e stranieri per eseguire omicidi su ordine del Cremlino. La notizia dell’incriminazione è stata riferita anche da Deutsche Welle.
Dopo le espulsioni diplomatiche, il ricorso a intermediari
La struttura RIS Network si è inserita nel cambio di tattica adottato dai servizi segreti russi all’estero dopo l’espulsione di numerosi diplomatici russi dai Paesi occidentali. Con il controllo sulle attività diplomatiche rafforzato, Mosca ha iniziato a utilizzare con maggiore frequenza cittadini di Paesi terzi e componenti degli ambienti criminali locali per portare avanti operazioni clandestine.
Secondo la parte americana, gli esecutori venivano reclutati e coordinati direttamente da ufficiali dell’Fsb, il servizio di sicurezza interno russo. A queste persone venivano affidate attività di raccolta di informazioni, incendi dolosi, operazioni di sorveglianza e omicidi su commissione, mentre i funzionari russi restavano al livello dell’organizzazione e del coordinamento.
Il reclutamento di cittadini di Cuba e Venezuela, insieme a esponenti della criminalità, avrebbe consentito ai servizi russi di costruire reti operative negli Stati Uniti e in Europa senza esporre direttamente i propri dipendenti. La distanza tra i mandanti e gli esecutori permetteva a Mosca di conservare la capacità di agire all’estero e, nello stesso tempo, di rendere più difficile ricostruire il collegamento diretto con le strutture statali russe.
Le operazioni pianificate negli Stati Uniti e in Europa
Le attività attribuite alla RIS Network non si limitavano allo spionaggio tradizionale. La rete combinava strumenti dell’intelligence statale russa con metodi propri della criminalità transnazionale su commissione, in un piano che comprendeva il sabotaggio di infrastrutture nei Paesi europei alleati dell’Ucraina e operazioni violente negli Stati Uniti.
Tra gli episodi contestati figura la preparazione dell’omicidio di un dissidente russo nel Distretto di Columbia, dove si trova Washington. L’obiettivo collocava una delle operazioni direttamente sul territorio americano e indicava un livello di aggressività più elevato nelle attività clandestine russe all’estero, con il coinvolgimento di esecutori reclutati attraverso la rete.
La geografia dei progetti contestati comprendeva quindi sia infrastrutture civili e militari europee sia un bersaglio individuale nella capitale degli Stati Uniti. La rete veniva utilizzata per incarichi diversi ma collegati: ottenere informazioni, preparare incendi e sorveglianze, organizzare azioni di sabotaggio e predisporre omicidi su commissione.
Il collegamento con l’Fsb e l’intervento del Dipartimento di Giustizia
La ricostruzione dell’inchiesta attribuisce il coordinamento della struttura a rappresentanti dei servizi segreti russi. Tra i partecipanti indicati figurano Kirill Khramyeev, ufficiale in servizio dell’Fsb, e suo padre Yuri Khramyeev, ex membro dei servizi segreti russi. La loro presenza collega direttamente la RIS Network alle strutture di sicurezza russe e mostra che il coinvolgimento non consisteva soltanto nel reclutamento di singoli esecutori.
Gli ufficiali russi avrebbero infatti partecipato all’organizzazione delle operazioni, alla selezione degli incarichi e al coordinamento delle attività di sorveglianza e degli omicidi su commissione. Il modello operativo separava i ruoli: ai cittadini stranieri e agli appartenenti agli ambienti criminali spettavano l’esecuzione materiale e le attività sul terreno, mentre i quadri legati ai servizi russi mantenevano la direzione della rete.
Il ricorso al diritto americano sul finanziamento del terrorismo ha dato alla vicenda una qualificazione penale più ampia rispetto alla contestazione di singoli omicidi, atti di sabotaggio o attività di intelligence. Le autorità statunitensi hanno inquadrato le azioni attribuite alla RIS Network nel contesto di un’attività terroristica transnazionale organizzata con la partecipazione dei servizi russi.
Questo inquadramento consente di perseguire non soltanto chi avrebbe eseguito materialmente le azioni, ma anche organizzatori, coordinatori e finanziatori. La responsabilità penale può così estendersi lungo l’intera catena operativa, indipendentemente dal fatto che gli incarichi siano stati realizzati da cittadini russi, da persone reclutate in Paesi terzi o da membri della criminalità locale.
La preparazione dell’omicidio del dissidente nel Distretto di Columbia mostra inoltre che la rete era pronta a operare con la stessa logica sia in Europa sia negli Stati Uniti: usare intermediari per condurre attività violente e mantenere i funzionari dei servizi segreti al livello della pianificazione. Per il Cremlino, questa impostazione ha ampliato la portata delle operazioni estere, mantenendo una distanza formale dagli esecutori.
La posizione attuale è quella definita dall’incriminazione del 16 settembre 2026: gli imputati collegati alla RIS Network sono accusati negli Stati Uniti di finanziamento del terrorismo e cospirazione per omicidi su commissione, mentre l’inchiesta attribuisce il coordinamento della rete a esponenti dei servizi segreti russi.