Come risponderà l’Iran ai recenti bombardamenti degli Stati Uniti, che hanno colpito tre siti cruciali del programma nucleare del paese? La reazione del regime di Teheran potrebbe non limitarsi a una semplice rappresaglia militare, ma estendersi anche a possibili azioni correlate allo stretto di Hormuz, strategico per le forniture globali di petrolio, riporta Attuale.
L’Iran ha investito anni nello sviluppo delle proprie capacità militari, sia sul territorio che a livello regionale, con la speranza di dissuadere gli Stati Uniti da un attacco. Ora, dopo l’inizio del conflitto in cui Trump si è alleato con Israele nella lotta contro il programma atomico iraniano, esiste la possibilità che Tahran decida di utilizzare appieno queste risorse.
La reazione iraniana potrebbe manifestarsi attraverso un’intensificazione degli attacchi contro le forze statunitensi in Medio Oriente, oppure attraverso la chiusura dello stretto di Hormuz. Questo passaggio strategico, che rappresenta il punto di transito per circa il 20% del petrolio mondiale, è vitale per l’economia globale e qualsiasi interruzione potrebbe avere effetti devastanti sui prezzi del carburante e sui mercati internazionali.
La risposta militare
Secondo il generale in pensione Joseph Votel, ex comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, l’Iran potrebbe optare per attacchi diretti contro forze americane o strutture diplomatiche presenti nella regione. In alternativa, Tahran potrebbe realizzare operazioni di natura informatica o ricorrere ai suoi “proxy” militari per colpire gli interessi statunitensi.
I principali avamposti militari degli Stati Uniti, localizzati in Qatar, Bahrein e Kuwait, sono questi i probabili obiettivi delle rappresaglie iraniane. Votel ha dichiarato al Financial Times che il Centcom ha già predisposto misure preventive in vista di un imminente attacco. Dana Stroul, ex vice segretario alla Difesa per il Medio Oriente, ha sottolineato l’urgenza di capire se Trump sia pronto ad affrontare le relative conseguenze.
A oggi, gli Stati Uniti dispongono di circa 40.000 soldati e personale militare distribuiti in tutto il Medio Oriente, con basi in Bahrein, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Iraq, Giordania, Oman, Arabia Saudita e Siria. Queste basi sono equipaggiate con difese aeree all’avanguardia, simili a quelle israeliane, ma la loro efficacia potrebbe essere limitata in caso di attacco massiccio come bombe aeree o droni armati.
Lo Stretto di Hormuz
Nel contesto del conflitto, lo stretto di Hormuz è di cruciale importanza, in quanto attraverso di esso fluisce una porzione significativa del petrolio mondiale. Allerta è massima, poiché l’Iran possiede una flotta di unità veloci e numerose mine navali, capaci di rendere l’area impraticabile per il commercio marittimo. Un’offensiva in questo punto critico potrebbe provocare un immediato aumento dei prezzi del petrolio e creare tensioni internazionali, spingendo a richiedere un cessate il fuoco.
In passato, l’Iran ha dimostrato la sua capacità di interferire con il traffico marittimo, come nel caso di un attacco a due impianti petroliferi in Arabia Saudita nel 2019, dove il coinvolgimento iraniano è stato ampiamente sospettato, nonostante fosse stato rivendicato dagli Houthi. Un attacco del genere oggi potrebbe nuovamente colpire le infrastrutture energetiche di natali nemici regionali, aprendo la strada a cambiamenti significativi nei mercati energetici.
Houthi ed Hezbollah
Il cosiddetto Asse della Resistenza iraniano, che comprende vari gruppi militanti, ha subito un forte ridimensionamento a seguito della guerra in corso tra Israele e Hamas. Tuttavia, l’Iran potrebbe ancora contare sull’assistenza di milizie come gli Houthi, che hanno minacciato di aumentare le loro operazioni nel Mar Rosso, e su altre forze alleate in Iraq, pronte a colpire gli interessi statunitensi e dei loro alleati.
Parallelamente a queste dinamiche, la questione del programma nucleare iraniano continua a rappresentare una preoccupazione per le potenze occidentali. Anche in caso di attacchi congiunti, esperti avvertono che non sarebbe garantito il completo annientamento del programma nucleare iraniano, poiché è disperso su diversi siti in tutto il paese. Teheran potrebbe anche decidere di interrompere la cooperazione con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, facilitando il loro programma di armamenti.
In sintesi, la situazione geopolitica in Medio Oriente è altamente volatile e l’equilibrio di potere è continuamente messo in discussione dagli eventi in corso. Se dovessero verificarsi ulteriori escalation, il rischio di un conflitto aperto con conseguenze devastanti sarebbe un rischio reale per la regione e oltre.