La Russia lancia segnali: in onda un documentario Usa-Urss su TV di Stato

12.08.2025 22:55
La Russia lancia segnali: in onda un documentario Usa-Urss su TV di Stato

La propaganda russa si prepara per l’imminente vertice con Trump in Alaska., riporta Attuale.

«Salve, sono Burt Lancaster. L’alleanza che ha trionfato nella Seconda Guerra Mondiale si è formata grazie a questi tre uomini: Winston Churchill, Franklin Delano Roosevelt e Josif Stalin

Un interessante parallelismo si presenta per gli appassionati di cinema e storia. Infatti, nella serata di lunedì e martedì, il canale nazionale Otr ha trasmesso un episodio della celebre coproduzione sovietico-americana del 1978, Unknown War, La guerra sconosciuta. Questo documentario fu realizzato per presentare al pubblico occidentale l’importanza della Russia durante la Seconda Guerra Mondiale, con il noto attore de Gattopardo, che recitò anche come soldato in Africa e Italia, nella funzione di narratore. Non si è trattato di un episodio qualunque: è stata scelta la diciassettesima puntata, dal titolo Alleati, che racconta le complesse dinamiche che hanno portato all’apertura del Secondo fronte in Europa, evidenziando il significativo trasporto di aeroplani americani dall’Alaska a sostegno delle forze sovietiche.

Preparazione

Chi è attento e in ascolto non può ignorare i segnali. Il messaggio che preannuncia una possibile conclusione dell’Operazione militare speciale è già stato lanciato. Nella Russia contemporanea, come avvenne durante l’Urss, l’opinione pubblica viene sistematicamente preparata. Per il vertice in Alaska, questo si traduce in un’esposizione significativa, anche a favore di un riavvicinamento con gli Stati Uniti, dopo decenni di retorica contraria. Sarà definito «una maratona della contrattazione», secondo quanto riportato da gazeta.ru. Non ci sono dubbi sulle intenzioni di chi uscirà vincitore. I maggiori media russi parlano di una crisi senza via d’uscita per Volodymyr Zelensky e i suoi alleati europei, che, secondo un editoriale odierno, si trovano sempre più in difficoltà nel tentativo di salvare Kiev e di ritagliarsi un ruolo nel dialogo tra due potenze destinate a discutere della crisi ucraina e di molte altre questioni globali.

L’Ucraina e l’Unione europea sembrano semplici ostacoli sulla via verso una pace secondo i termini russi. Pur con prudenza nel maneggiare questa terminologia, il quotidiano Izvestia propone un titolo che evoca l’epoca sovietica: «Analisi e prospettive della ricomposizione ucraina sullo sfondo della resistenza di Kiev e Bruxelles». Il viceministro degli Esteri Sergey Ryabkov conferma che il vertice avrà un carattere «preliminare» e sottolinea l’inevitabilità di un summit tra Russia e Ucraina per risolvere il conflitto. La calma è essenziale, senza affrettarsi. L’attesa ottimistica generata dal prossimo incontro di Trump con Putin è condivisa da esperti russi, che concordano sull’inevitabilità di concessioni territoriali da parte del governo di Kiev, avvertendo che un rifiuto aggraverebbe la situazione delle forze armate ucraine.

Le affermazioni di Leonid Slutsky, presidente della commissione Esteri della Duma, sintetizzano il clima attuale: «Esso è inutile esercitare pressioni sul nostro Paese o utilizzare il linguaggio degli ultimatum. È chiaro che il regime di Zelensky è destinato alla sconfitta militare. Tuttavia, i falchi europei continueranno a prolungarne l’agonia per i propri interessi.»

Mosca bianca

In questo clima di generale ottimismo, appare come un’eccezione l’analisi sobria di Vladimir Priakhin, docente di politica estera all’Università di Mosca, pubblicata sul quotidiano liberale Nezavisimaya Gazeta. «Putin ha sottolineato l’incredibile disillusione derivata da aspettative eccessive nei confronti della politica americana. Dobbiamo essere cauti e non lasciarci travolgere dall’ottimismo riguardo ai negoziati sull’Ucraina. Potremmo trovarci all’inizio di un difficile cammino verso la soluzione».

Intanto, il “soldato” Trump ha realizzato una sorta di miracolo. Prima dell’annuncio del suo incontro, si parlava di una «rischiosa recessione per il 2026», di un «aumento del deficit pubblico russo» e di un «industria in crisi». Oggi, grazie a questo nuovo alleato, sembra che quei timori siano stati dimenticati.

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