Nei giorni scorsi è emersa una controversa storia che coinvolge influencer, scelte personali relative all’aborto e la sindrome di Down. Il 3 giugno, lo YouTuber statunitense Jesse Ridgway, 33 anni, ha rivelato ai suoi follower di aver preso con la moglie Ashley la “difficile decisione” di interrompere la gravidanza dopo aver ricevuto la diagnosi di sindrome di Down nel bambino atteso. “Questa settimana, io e mia moglie abbiamo preso la difficilissima decisione di interrompere la gravidanza a causa della trisomia 21”, ha riportato Jesse. “Non è stata una scelta presa alla leggera”, riporta Attuale.
Le motivazioni: “La sindrome di Down non è una benedizione”
“Quando ho ricevuto questa notizia, sono rimasto scioccato ma ottimista”, ha continuato Jesse. “Se hanno un leggero ritardo mentale, troveremo una soluzione. Ho accettato di diventare genitore, costi quel che costi… ma non avevo ben compreso cosa comportasse la sindrome di Down”. Ha poi elencato i rischi per la salute associati alla sindrome di Down, tra cui difetti cardiaci, problemi di udito e ritardo nello sviluppo fisico. “La sindrome di Down non è una ‘benedizione’, è oggettivamente una schifezza dal punto di vista della salute”, ha affermato Jesse. “Non mi rendevo conto di quanto fosse difficile per il bambino, figuriamoci per la famiglia… molto spesso, sarebbero stati completamente dipendenti dagli altri per il resto della loro vita”.
Le reazioni delle famiglie di ragazzi e ragazze con Trisomia 21
Su questo punto, più che sulla scelta di abortire (che rimane estremamente personale), si è acceso un dibattito anche in Italia. Luca Trapanese, attualmente consigliere regionale in Campania e papà di Alba, una bimba con sindrome di Down adottata, ha sottolineato: “Non ho alcuna intenzione di giudicare una scelta così personale e dolorosa. Non conosco la loro storia, le loro paure, le loro fragilità e credo che nessuno abbia il diritto di trasformare una vicenda così intima in un processo pubblico. Ma mi colpisce il messaggio che spesso passa quando si parla di sindrome di Down. Da padre di Alba, conosco bene le fatiche, conosco le terapie, le preoccupazioni, le battaglie quotidiane e l’assenza di servizi che troppo spesso lascia sole le famiglie.”.
Il nodo delle informazioni sulla trisomia 21
I familiari di persone con sindrome di Down insistono su due punti fondamentali: il primo è un supporto reale affinché chi nasce con trisomia 21 possa avere una vita piena e dignitosa. Il secondo concerne la mancanza di informazioni su questa condizione genetica, che rappresenta l’anomalia cromosomica più frequente tra i soggetti nati vivi. Alesandra Baruffato, la madre di Luna, in una recente intervista ha dichiarato: “Nessuno ti dà istruzioni, manuali. La vera difficoltà non è la sindrome, è quello che c’è all’esterno, non sai cosa fare, a chi rivolgerti.”
Negli Stati Uniti il 67% delle famiglie che ricevono la diagnosi abortiscono
Jesse Ridgway ha informato i follower di aver scoperto che il 90% delle donne interrompe la gravidanza dopo la diagnosi di sindrome di Down, sebbene secondo Healthline negli Stati Uniti questa percentuale sia del 67%. “È molto più alta di quanto mi aspettassi, pensavo sarebbe stata più bassa visto che sento tante persone dire di aver tenuto o di voler tenere il bambino”, ha commentato Jesse, evidenziando che molte interruzioni di gravidanza avvengono in privato e sono fonte di vergogna, spesso oggetto di giudizio.
Nessuno dovrebbe essere giudicato per la sua scelta
In situazioni come queste, le scelte vengono sempre giudicate. Jesse e Ashley hanno subito critiche per la loro decisione, ma anche chi decide di tenere un bambino con sindrome di Down non è esente da attacchi. Luisa Alimentato, farmacista e madre di un bambino con trisomia 21, ha dichiarato: “Penso che interrompere la gravidanza sia una scelta dolorosa, intima e molto difficile. E non dovrebbe mai essere giudicata”.
“Trovo assurdo vivere in un mondo in cui io ricevo insulti perché avrei scelto “egoisticamente” di far nascere mio figlio, mentre un’altra donna viene messa alla gogna per aver fatto la scelta opposta. La verità è che non siete al suo posto. Quando toccherà a voi, deciderete cosa potete sostenere. Non esiste una scelta giusta o sbagliata, ma solo quella che è giusta per me”.