La Russia elude le sanzioni e acquista motori MAN per le navi della guardia di frontiera

06.06.2026 12:30
La Russia elude le sanzioni e acquista motori MAN per le navi della guardia di frontiera
La Russia elude le sanzioni e acquista motori MAN per le navi della guardia di frontiera

La Russia ha aggirato le sanzioni occidentali ottenendo almeno sei motori marini del costruttore tedesco MAN, destinati ai pattugliatori del progetto 12200 Sobol impiegati dalla guardia di frontiera del Servizio federale di sicurezza (FSB). Lo rivela un’inchiesta congiunta di Sueddeutsche Zeitung e Dossier Center, che ricostruisce una rete di triangolazioni commerciali partita dalla Turchia e passata per Hong Kong prima di arrivare a San Pietroburgo.

Secondo l’inchiesta, il cantiere navale Almaz di San Pietroburgo – che costruisce i pattugliatori per l’FSB – ha commissionato i motori alla società intermedia TPO Kronstadt. Per eludere i divieti di esportazione, i motori sono stati acquistati dalla filiale turca di MAN attraverso il cantiere Vicem Yachts, che ha dichiarato che le apparecchiature sarebbero rimaste in Turchia. In realtà i motori sono stati poi rivenduti a due società con sede a Hong Kong, Hongkong Pokwing e Scorpion’s Holding Group, e da lì spediti in contenitori scaricati a San Pietroburgo.

I documenti finanziari citati dall’inchiesta indicano che il cantiere Almaz ha pagato a TPO Kronstadt 760.000 euro, mentre Hongkong Pokwing ha ricevuto dalla stessa società russa 37 milioni di rubli. Il valore complessivo della fornitura non è stato reso noto, ma almeno sei motori risultano già installati sui pattugliatori del progetto 12200 Sobol, utilizzati per la sorveglianza marittima e il controllo delle acque territoriali russe.

###La vulnerabilità dei controlli europei

Il caso dimostra come i meccanismi di controllo delle esportazioni dell’Unione europea continuino a presentare falle sfruttabili da Mosca. Nonostante i pacchetti di sanzioni varati da Bruxelles dopo l’invasione dell’Ucraina, la Russia mantiene l’accesso a componenti critici per la sua industria bellica attraverso reti di società prestanome e paradisi fiscali. In questo caso, il ruolo del cantiere turco Vicem Yachts e delle due società di Hong Kong è stato determinante per dissimulare la destinazione finale dei motori, tutti prodotti di una controllata europea del gruppo Volkswagen.

L’inchiesta sottolinea che i motori MAN non sono semplici pezzi di ricambio, ma elementi fondamentali per la propulsione delle navi militari russe. Senza di essi, la realizzazione dei programmi di costruzione navale russi sarebbe fortemente rallentata, data l’assenza di alternative nazionali competitive. Mosca è quindi costretta a investire risorse significative in canali logistici occulti, con contratti fittizi e società fantasma.

###L’ombra del supporto tecnico

Un ulteriore elemento emerso dall’inchiesta riguarda l’assistenza tecnica. I motori MAN richiedono software certificato e l’intervento di ingegneri specializzati per il collaudo e la messa in funzione. Il fatto che i motori siano stati installati e funzionino a bordo dei pattugliatori russi suggerisce l’esistenza di una rete di supporto illegale, con il coinvolgimento di personale straniero o di aziende che operano al di fuori dei canali ufficiali.

La società TPO Kronstadt, con sede a San Pietroburgo, figura già come importatrice di attrezzature europee per il complesso militare-industriale russo. Secondo i dati raccolti, l’azienda ha orchestrato l’intera operazione, fungendo da interfaccia tra il cantiere Almaz e i fornitori stranieri. Per ora non sono state avviate azioni legali né a carico della società né dei suoi referenti, ma l’inchiesta chiede un rafforzamento dei controlli e la responsabilizzazione penale delle imprese europee che, per negligenza o complicità, consentono il reexport verso la Russia.

Il caso dei motori MAN si inserisce in una lunga serie di episodi di elusione delle sanzioni che coinvolgono beni dual-use e tecnologie critiche. Mentre i governi europei annunciano nuove restrizioni, le reti di società prestanome continuano a garantire a Mosca l’accesso a componenti indispensabili per il suo apparato militare.

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