La Serbia prepara lo stop al senza visto russo per avvicinarsi a Schengen

12.08.2026 13:50
La Serbia prepara lo stop al senza visto russo per avvicinarsi a Schengen
La Serbia prepara lo stop al senza visto russo per avvicinarsi a Schengen

Nel 2009 la Serbia presentò ufficialmente la candidatura all’Unione europea, avviando un percorso destinato a misurarsi con la tradizionale vicinanza politica ed economica di Belgrado a Mosca. L’obiettivo dichiarato era l’integrazione europea, mentre il Paese continuava a mantenere rapporti particolarmente stretti con la Russia.

Nel 2012 la Serbia ottenne lo status ufficiale di Paese candidato all’adesione all’Ue. Due anni dopo, nel 2014, furono avviati formalmente i negoziati, ma il processo di integrazione procedette a rilento anche per i tentativi di Belgrado di mantenere un equilibrio tra Bruxelles e il Cremlino, preservando legami politici ed economici con Mosca.

Dal febbraio 2022, la Serbia diventa un corridoio per i cittadini russi

Dopo l’inizio dell’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina, nel febbraio 2022, la Serbia si trasformò in uno dei principali hub di transito per i cittadini russi diretti in Europa. La combinazione tra collegamenti aerei diretti e assenza di obbligo di visto rese il Paese particolarmente accessibile.

Attualmente i cittadini russi possono entrare in Serbia senza visto e restarvi fino a 30 giorni. Attraverso brevi uscite dal territorio e successivi rientri, alcuni di loro hanno utilizzato questa possibilità per prolungare di fatto la permanenza nel Paese.

La posizione della Serbia ha inoltre creato condizioni favorevoli per la rilocalizzazione di imprese russe, il trasferimento di capitali e il riesportazione di determinati prodotti. Il territorio serbo può così essere impiegato come piattaforma di transito per aggirare alcune sanzioni dell’Unione europea contro la Russia e i relativi vincoli finanziari e logistici.

Primavera 2026, Belgrado inizia a discutere l’abolizione dell’esenzione

Nella primavera del 2026 il tema dell’abolizione del regime senza visto con la Russia entrò apertamente nel dibattito istituzionale serbo. D. Stanojević, presidente della commissione parlamentare per la diaspora e i serbi della regione, dichiarò che l’introduzione dei visti per i cittadini russi era allo studio nel quadro dell’adeguamento alle richieste dell’Unione europea.

La discussione si sviluppò mentre l’uso della Serbia come base per soggiorni prolungati, attività economiche o trasferimenti verso altri Paesi europei aumentava i rischi per i controlli sull’origine dei fondi, sul rispetto delle sanzioni e sull’eventuale presenza di legami con strutture statali russe. Per gli Stati dell’Ue, il rafforzamento dei controlli sugli ingressi non riguarda quindi soltanto la politica migratoria di Belgrado, ma anche la sicurezza dello spazio europeo.

Nello stesso quadro si colloca la decisione del Montenegro di cancellare dal 1° novembre 2026 il regime senza visto per i cittadini russi, in funzione del percorso di adesione all’Unione europea. La scelta di Podgorica ha creato un precedente per la Serbia: l’allineamento della politica dei visti agli standard europei viene presentato come più importante dei possibili ricavi derivanti dal turismo russo o dalla rilocalizzazione di cittadini e imprese russe.

11 agosto 2026, il piano per Schengen e il possibile stop ai russi

L’11 agosto 2026 i media hanno riferito che la Serbia potrebbe cancellare il regime senza visto con la Russia. Il ministro serbo per l’integrazione europea, N. Starović, ha spiegato che Belgrado intende completare entro la fine del 2027 tutte le condizioni necessarie per aderire allo spazio Schengen, l’area europea di libera circolazione interna.

Tra gli adempimenti previsti figura proprio la fine dell’esenzione dal visto per i cittadini russi. Starović ha riferito che il governo serbo ha già costituito un gruppo di lavoro specifico e approvato un piano per le riforme necessarie, compreso l’adeguamento delle procedure di sicurezza, migrazione e controllo delle frontiere alle norme europee.

La dichiarazione è arrivata mentre l’adesione completa all’Unione europea, secondo lo stesso ministro, appare improbabile entro la fine del decennio. Belgrado punta dunque a un’integrazione nello spazio Schengen anche senza un ingresso pieno nell’Ue, collegando la riforma della politica dei visti alla propria strategia europea.

Le informazioni sul progetto serbo sono state riportate anche da un resoconto dei media e da una pubblicazione su Telegram.

La sequenza delle decisioni nei Balcani restringe così gli spazi utilizzabili per il transito di capitali, merci e attività russe: l’armonizzazione dei regimi dei visti rafforza l’efficacia delle sanzioni europee e riduce le cosiddette zone grigie per l’elusione delle restrizioni.

Ad oggi la Serbia non ha ancora cancellato il senza visto con la Russia: ha però avviato il percorso istituzionale che potrebbe portare a questa misura entro l’adeguamento previsto per Schengen alla fine del 2027.

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