La versione di latino per l’esame di Maturità 2026: analisi del brano di Quintiliano

19.06.2026 11:55
La versione di latino per l'esame di Maturità 2026: analisi del brano di Quintiliano

Roma, 19 giugno 2026 – La seconda prova dell’esame di Maturità 2026 al liceo classico presenta un brano estratto dal I libro dell’Institutio oratoria di Quintiliano, un’opera che offre una delle riflessioni pedagogiche più significative dell’antichità. Gli studenti sono stati chiamati a comprendere e interpretare il testo, analizzando aspetti linguistici e stilistici, oltre a formulare riflessioni personali, riporta Attuale.

Il brano inizia affermando che nessuno può dubitare del legame tra la sapienza e la passione per la musica, sottolineando il pensiero di Pitagora e dei suoi seguaci. Questi sostenevano che il mondo presenta una struttura simile a quella della lira, e non si limitavano a riconoscere la “concordia di dissonanze”, nota come ἁρμονία, attribuendo anche il suono a questi movimenti.

Il testo continua con una riflessione di Platone, che sottolinea come nelle sue opere, e in particolare nel Timaeo, la musica rivesta un ruolo fondamentale nella formazione filosofica. Si cita Socrate, che non si vergognava di suonare la lira anche in età avanzata, evidenziando come anche i grandi condottieri e gli eserciti Spartani fossero ispirati dalla musica. La sua inevitabilità è ribadita con la funzione strumentale dei corni e delle trombe nelle legioni romane, la cui potenza sonora accresceva la gloria di Roma in guerra. Platone, quindi, identificava la musica come un elemento essenziale per l’uomo politico, sostenendo che anche figure come Licurgo approvassero l’insegnamento della musica nelle scuole.

Nel complesso, il brano sottolinea che la natura stessa sembra averci donato la musica per rendere più sopportabili le fatiche quotidiane, evidenziando il beneficio che il canto può apportare anche ai rematori.

La versione del brano tratto dal I libro dell’Institutio oratoria di Quintiliano

Platone, nei suoi scritti, ma in particolare nel Timeo, è comprensibile solo da chi ha adeguatamente appreso anche questa parte del sapere. Riferendosi ai filosofi, Socrate, la cui figura rappresenta la fonte principale, non si vergognava di imparare a suonare la lira da anziano. Si narra che grandiosi condottieri suonavano la cetra e il flauto, e che gli eserciti Spartani venivano incoraggiati dal ritmo musicale. A cosa servono, dunque, corni e trombe nelle nostre legioni? Maggiore è l’intensità del loro suono, maggiore è la superiorità dei Romani in guerra rispetto agli altri. Pertanto, Platone a ragione riteneva indispensabile la musica per il politico. I maestri di questa scuola, considerata da alcuni la più severa e da altri la più austera, condividevano l’opinione che alcuni saggi dovessero dedicare attenzione a questi studi, inclusa l’approvazione da parte di Licurgo, promotore delle leggi più rigorose di Sparta. La stessa natura, poi, sembra averci donato la musica come un aiuto per affrontare le fatiche, se è vero che il canto stimola anche i rematori.

Il commento al testo

Il testo proviene dal I libro della Institutio Oratoria di Quintiliano (30-95 circa), un manuale volto alla formazione dell’oratore ideale, il quale sin dall’infanzia deve apprendere a leggere e comprendere testi fondamentali. I capitoli iniziali dell’opera sono dedicati all’istruzione del grammaticus, affrontando via via altre discipline come logica, musica, geometria, ginnastica e arte attoriale per una futura performance pubblica. Quintiliano afferma che la musica è fondamentale per il suo valore educativo e per la capacità di evocare emozioni: costituisce un tramite verso la conoscenza del divino, inteso dai filosofi antichi come dimensione armoniosa. Il riferimento al Timaeo mette in evidenza una concezione dell’universo in cui il movimento ordinato delle parti genera un’armonia complessiva, un concetto molto diffuso nella tradizione occidentale. Quanto all’impatto emotivo della musica, Quintiliano ne era consapevole, sostenendo che l’oratore deve essere capace di coinvolgere emotivamente il pubblico; da qui l’esempio della musica di guerra, considerata in grado di mobilitare forze enormi.

*professore di letteratura latina all’Università di Bologna

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