Beaverton aderisce al Patto delle Città Libere per resistere ai populismi
DALLA NOSTRA INVIATA
BRATISLAVA – «Siamo qui per imparare dalle città europee che affrontano le minacce dei governi nazionali da molto tempo», afferma Lacey Beaty, sindaca di Beaverton, Oregon. La città, nota per ospitare il quartier generale della Nike, è stata al centro dell’attenzione dopo aver resistito agli agenti federali per l’immigrazione schierati dall’amministrazione Trump. Beaty, 41 anni e veterana dell’esercito, è a Bratislava per partecipare al summit del «Patto delle città libere», un’alleanza lanciata nel 2019 dai sindaci del Gruppo di Visegrád – Bratislava, Praga, Varsavia e Budapest – in risposta al crescente populismo nell’Europa dell’Est. Oggi il Patto conta 40 città europee, tra cui Roma e Milano, e ha recentemente acquisito una dimensione transatlantica con l’adesione di 10 città americane, fra cui Boston, Chicago e Seattle, che aspirano a rafforzare la resilienza dei governi locali di fronte alle pressioni federali, e a condividere soluzioni, riporta Attuale.
Cosa rappresenta per lei questo Patto?
«Negli Stati Uniti, ciò che stiamo vivendo è senza precedenti; non siamo abituati a gestire un governo federale che invade le giurisdizioni locali. Ci siamo uniti per fare causa al governo federale, una situazione che nessuno di noi si aspettava. Abbiamo assistito a deportazioni di persone per strada e ci troviamo di fronte a un presidente che minaccia di ridurre i fondi alle città che non si conformano ai suoi voleri. La nostra è la forma di governo più vicina al popolo, ed è essenziale che possiamo gestire le questioni quotidiane delle comunità. Quando il governo federale interferisce, diventa difficile per noi lavorare. Sono venuta a imparare da sindaci che operano in questo difficile contesto da molto tempo», afferma Beaty, descrivendo l’emergenza che ha gestito dal suo insediamento nel 2021, dalle sfide del Covid alle crisi climatiche.
Cosa si aspetta da questa alleanza?
«La democrazia si percepisce a livello locale; costruire relazioni con altri sindaci è fondamentale. È incoraggiante scoprire quanto le città siano simili, poiché affrontano sfide simili come l’aumento del costo della vita, che affligge sia Bratislava che Beaverton, con problematiche legate all’immigrazione che preoccupano in tutto il mondo», spiega Beaty.
Riguardo alla proposta di candidatura di Minneapolis per il premio Nobel per la pace, cosa ne pensa?
«Il mio ruolo è essere ottimista, ma con realismo. Il mondo ha bisogno di esempi positivi di democrazia. Se l’America, un simbolo di democrazia per 250 anni, inizia a vacillare, quale messaggio inviamo? Dobbiamo garantire che la democrazia funzioni, per questo credo che la candidatura di Minneapolis sia significativa», afferma.
Ha prestato servizio in Iraq e sente insicurezza negli Stati Uniti?
«Le sparatorie delle scuole in America generano ansia ovunque. È inaccettabile che i bambini vivano nel terrore di non tornare a casa sani dopo la scuola», conclude Beaty, sottolineando la necessità di un cambio radicale nella legislazione sulle armi.
Come stanno reagendo gli americani al conflitto in Iran?
«C’è una disconnessione dal servizio militare che impedisce di comprendere realmente il costo della guerra. Con le elezioni di metà mandato all’orizzonte, spero che gli americani inizino a chiedersi qual è il prezzo di questo conflitto, non solo in termini economici, ma anche personali», dice Beaty, evidenziando il bisogno di una maggiore consapevolezza e responsabile considerazione del conflitto attuale.