L’AfD conquista la Germania orientale: gli estremisti di destra diventano un partito di massa

05.09.2026 23:25
L’AfD conquista la Germania orientale: gli estremisti di destra diventano un partito di massa

DALLA NOSTRA INVIATA
MAGDEBURGO «Ci prepariamo a questo da molti anni. Abbiamo bisogno di gute Leute», brava gente. Quando Ulrich Siegmund è andato in tv, nel salotto politico più influente della Germania, quello condotto dal bolzanino Markus Lanz, ha detto la verità. L’AfD ci lavora da anni, al suo progetto per conquistare la Sassonia-Anhalt: una Familienfest in un paesino, una Demokratiefest in quello vicino, le scampagnate con i motorini Simson che ricordano i bei tempi della Ddr nei weekend. E corsi su corsi per i quadri, riporta Attuale.

«Che il nostro sia un movimento di massa non viene da sé», sostiene Siegmund, «Ulli» per i fan. Così, mentre gli altri partiti diventavano invisibili e si ritiravano, l’AfD si mobilitava: studiando, copiando — dai Maga ai post-haideriani di Herbert Kickl in Austria a Orbán — per prendersi le terre dell’Est che, in realtà, a nessun altro partito premeva veramente avere e capire. O così la pensano i cittadini.

Deportati e segregati

L’AfD della Sassonia-Anhalt è, con quella della Turingia, la più radicale della Germania. Se Alice Weidel potrebbe anche, in futuro, non scartare l’ipotesi di una riconversione «meloniana», qui non ci pensano nemmeno. Il partito regionale è classificato «sicuramente estremista» dal Verfassungsschutz, i servizi interni.

Cosa pensa l’AfD, cosa vuole e come governerà se vince quest’oggi lo si legge nel manifesto di Magdeburgo, votato ad aprile. L’ha scritto una delle menti politiche più radicali dell’AfD, il Rasputin di «Ulli», il filo-putiniano Hans-Thomas Tillschneider. Il Times di Londra, con l’efficacia dei titolisti inglesi, l’ha definito «deportazione & segregazione». C’è la remigrazione, ovviamente. Ma anche il ritorno a un’educazione prussiana («Più Bismarck meno Hitler», ripete spesso Siegmund), l’addio alla scuola dell’obbligo. Classi a parte per i disabili e i figli dei rifugiati, tanto saranno «deportati». E poi «pensare tedesco» (deutsch denken), privilegiare un’arte che fortifichi «lo spirito nazionale». Pieni rapporti con la Russia: questo non c’entra con chi deve governare in Sassonia-Anhalt, ma l’hanno scritto lo stesso.

I precedenti

Non è la prima volta che la Germania prova a resuscitare lo spirito d’estrema destra, a smontare la cultura antinazista. Nel 1953, l’SPR (Sozialistische Reichspartei) fu messa fuorilegge: erano i posthitleriani. Negli anni ’80 e ’90 ci provarono i Republikaner, ma di loro si sono perse le tracce, come dei neonazi della Ndp.

L’AfD — Alternative für Deutschland — nasce solo nel 2013, nel pieno della crisi dell’euro. Viene fondata dai professori anti-euro, capitanati da Bernd Lucke, che volevano spingere l’Italia a tornare alla lira. Fin dall’inizio ci si chiese se fossero il cavallo di Troia dell’ultradestra. Con l’arrivo dei migranti siriani — vero spartiacque di questi anni — l’ala nazionalista-radicale tirò giù la maschera e cacciò i professori. Fu poi Alice Weidel, più pragmatica, nel 2019, a prendere in mano l’AfD e a portarla dal 9 al 21% delle ultime elezioni. Oggi nei sondaggi è il primo partito tedesco, davanti alla Cdu.

Est-Ovest

L’Alternative ha nell’Est le sue roccaforti. E senza l’Est non esisterebbe nella forma attuale. Fu qui — nella Prussia più conservatrice — che dopo la riunificazione arrivarono i pifferai dell’estrema destra, Björn Höcke, Alexander Gauland. Crearono reti, relazioni. Nel deserto post-Ddr, non esistevano sindacati, chiese, associazioni, non c’era la società civile — fu l’idea — che avrebbe strozzato un progetto radicale sul nascere, come sarebbe invece avvenuto nell’Ovest. E una volta messe le radici e creata una base — ecco il teorema — si sarebbe potuto conquistare la Germania dalla periferia. Così è stato. In tanti Länder dell’Ovest l’AfD ha un quinto dei consensi: perfino nella ricca Baviera.

Proibirli o no?

Dieci giorni fa, due pesi massimi, il ministro della Difesa Boris Pistorius (Spd) e il governatore verde del Baden-Württemberg, Cem Özdemir, si sono espressi per bandire i partiti «sicuramente estremisti», a livello regionale. Sarebbe la fine dell’AfD di Siegmund. La Costituzione tedesca prevede il bando dei partiti che vogliono abolire la democrazia. Ma si può mettere fuorilegge una formazione votata da un quarto dei tedeschi? La Germania su questo si sta spaccando a metà. Lo storico del nazismo Norbert Frei dice che la richiesta della messa al bando «avrebbe dovuto essere presentata da tempo». Il sociologo Matthias Quent obietta che il «tabù morale» attorno all’AfD sta perdendo efficacia.

C’è poi l’altra grande domanda: riuscirà la Cdu a rispettare il cordone sanitario, a resistere alle sirene dell’AfD, a quanti nel partito, nell’industria, nei media vedono l’alleanza come inevitabile, perfino naturale?

Alice, Björn, Ulli

L’AfD non è un monolite. Weidel, la leader lesbica, sposata con due figlie — quel che l’AfD sassone definisce nel manifesto «depravazione» — è pragmatica. Höcke ha ripetuto per primo in pubblico lo slogan nazista Alles für Deutschland («Tutto per la Germania»): un’anima nera, ma non scalda i cuori. Siegmund è «positivo», fa sorridere perfino Weidel. L’ultimo paradosso dell’AfD è che il leader di maggior successo, il più gentile, è (dopo Höcke) anche il più radicale.

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