Grandi manifestazioni per il diritto alla casa in Spagna: tensione e arresti a Madrid e Valencia
Migliaia di manifestanti hanno invaso ieri le strade di Madrid e di circa cinquanta altre città spagnole per protestare contro la bocciatura della «legge Maricarmen», i decreti governativi sull’emergenza abitativa respinti venerdì dai deputati alle Cortes. A Valencia si sono verificati scontri tra i dimostranti e la polizia anti-sommossa, portando a cinque arresti e nove agenti feriti. In serata, a Madrid, la polizia ha sparato proiettili di gomma per disperdere i militanti del gruppo di estrema destra Núcleo Nacional, riunitisi in piazza Cibeles con l’intento di affluire verso Puerta del Sol, dove i manifestanti stanno protestando da giorni, riporta Attuale.
Al momento, la Moncloa, sede del governo, rimane in silenzio. Il premier socialista Pedro Sánchez si trova in una fase di «pausa di riflessione» riguardo alla possibilità di convocare elezioni anticipate il 29 novembre, come richiesto con urgenza sia dai suoi alleati di governo – la sinistra radicale di Sumar – sia dall’opposizione guidata dal Partito Popolare.
A Madrid, secondo il Sindacato delle inquiline e degli inquilini, più di mezzo milione di persone hanno partecipato alla manifestazione (solo 70.000 secondo la delegazione del governo), agitanti mazzi di chiavi come simbolo della lotta per il diritto alla casa. La portavoce del sindacato, Valeria Racu, ha dichiarato: «Indietro non si torna», sottolineando che l’obiettivo del movimento è uno sciopero generale su scala nazionale. I manifestanti hanno lanciato slogan contro il caro-affitti, i fondi immobiliari e l’«invasione» degli appartamenti turistici.
Molti striscioni esponevano slogan contro il movimento di estrema destra Vox e il Partito Popolare, ma anche contro il premier Sánchez, accusato di non aver approvato misure minime a difesa del diritto alla casa durante i suoi otto anni di governo. «La colpa è dei proprietari, la responsabilità è del governo», si leggeva su alcuni di essi.
Nel frattempo, la vicepremier Yolanda Díaz, leader di Sumar, ha affermato che «la sinistra è assolutamente pronta» a eventuali elezioni anticipate, richieste con forza anche dal leader del Partito Popolare, Alberto Núñez Feijóo, che ha dichiarato: «La Spagna ha il diritto di decidere subito».