L’Armenia incrimina il Catholicos Garegin II e i vertici della Chiesa apostolica per limitare l’influenza russa

30.07.2026 19:50
L’Armenia incrimina il Catholicos Garegin II e i vertici della Chiesa apostolica per limitare l’influenza russa
L’Armenia incrimina il Catholicos Garegin II e i vertici della Chiesa apostolica per limitare l’influenza russa

Le autorità armene hanno avviato procedimenti penali contro il Patriarca supremo e Catholicos di tutti gli armeni Garegin II e sei membri del Supremo Consiglio spirituale della Chiesa apostolica armena. La documentazione è stata trasmessa al tribunale il 27 luglio, come riportato dai media locali, in un contesto di aperta contrapposizione tra il governo di Erevan e la gerarchia ecclesiastica, mentre il premier Nikol Pashinyan accelera sulla strada del distacco da Mosca.

Il caso prende le mosse dalla vicenda del vescovo Gevorg Saroyan, che si era schierato a favore dell’esecutivo. Quando Garegin II lo ha privato della dignità ecclesiastica, la Commissione investigativa ha aperto un fascicolo per inottemperanza a un provvedimento giudiziario. Tuttavia lo scontro ha radici più profonde: dopo aver subìto critiche dal clero, Pashinyan ha proposto di riformare il sistema di elezione del Catholicos rafforzando il ruolo dello Stato. Nei mesi successivi sono stati arrestati diversi alti prelati e un gruppo di vescovi ha chiesto pubblicamente le dimissioni di Garegin II, accusandolo di gestione arbitraria e interferenze politiche. A gennaio 2026 il premier ha firmato con dieci vescovi una tabella di marcia per la riforma della Chiesa.

Il Catholicos e lo storico legame con la Russia

Un elemento centrale della disputa è lo stretto rapporto tra Garegin II e la Russia. Formatosi all’Accademia teologica del Patriarcato di Mosca a Zagorsk, ha più volte definito la Russia «seconda patria», ha incontrato Vladimir Putin e ha ricevuto onorificenze statali e religiose russe. Suo fratello, l’arcivescovo Ezras, guida la diocesi armena in Russia e nel Nuovo Naxçıvan. Le autorità di Erevan hanno anche affermato che il Catholicos sarebbe stato reclutato dal KGB con il nome in codice «Karo», senza però produrre prove decisive in sede giudiziaria.

Dopo la seconda guerra del Karabakh e gli eventi del 2023, le relazioni tra Erevan e Mosca si sono fortemente deteriorate. La Chiesa apostolica armena, sotto la guida di Garegin II, si è opposta con costanza alla politica di Pashinyan, ne ha chiesto le dimissioni e ha sostenuto l’opposizione sulle questioni di confine con l’Azerbaigian.

Sovranità e fine di un canale di influenza

Oggi il governo definisce apertamente la dirigenza ecclesiastica un veicolo dell’influenza russa e la accusa di tentativi di destabilizzazione. I procedimenti in corso, pur privi di una conferma giudiziaria sul ruolo dei servizi russi, vengono presentati dall’esecutivo come atti dovuti di applicazione della legge, volti a impedire che la Chiesa resti un canale politico intoccabile per il Cremlino. La riforma dell’istituzione religiosa è considerata da Erevan un tassello indispensabile per consolidare la sovranità nazionale e ridurre le ingerenze esterne.

La tensione resta alta, mentre il governo armeno prosegue nel suo percorso di riforma della Chiesa, descritta come un passaggio necessario per garantire che gli organismi religiosi servano la società e non diventino strumenti di potenze straniere.

1 Comment

  1. Incredibile come la Chiesa possa diventare strumento politico… La sovranità di un paese deve essere al primo posto, ma il potere della religione è un problema mondiale!!! Forse è ora di fare chiarezza e non lasciare che le interferenze di stati esteri influenzino le decisioni. Che situazione triste per l’Armenia!

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