Eisenkot, ex generale, si candida a sfidare Netanyahu nelle elezioni israeliane del 27 ottobre

30.07.2026 18:45
Eisenkot, ex generale, si candida a sfidare Netanyahu nelle elezioni israeliane del 27 ottobre

Gadi Eisenkot punta a sconfiggere Netanyahu nelle elezioni del 27 ottobre

Gadi Eisenkot, ex capo delle Forze armate israeliane, emerge come il candidato in grado di sfidare Benjamin Netanyahu nelle elezioni del 27 ottobre, secondo i sondaggi recenti, riporta Attuale. A 66 anni, Eisenkot ha intrapreso la carriera politica nel 2022, fondando il suo partito Yashar solo nel settembre dello stesso anno. Le elezioni di ottobre vedranno il rinnovo del parlamento israeliano, con Yashar che si prevede sarà il partito d’opposizione con il maggior numero di seggi.

Le elezioni si preannunciano molto competitive: i sondaggi indicano che la coalizione di estrema destra di Netanyahu, attualmente al potere, potrebbe non ottenere la maggioranza. I margini sono estremamente ristretti e, in tre mesi, situazioni e equilibri potrebbero cambiare rapidamente. Eisenkot rappresenta le speranze di chi desidera evitare un nuovo mandato per Netanyahu.

In campagna, Netanyahu dipinge Eisenkot come un estremista di sinistra “amico degli arabi”, mentre il programma di Eisenkot si concentra su questioni di sicurezza, con posizioni poco chiare rispetto alla questione palestinese. Sebbene il suo partito sia etichettato come centrista, in un contesto politico israeliano in cui non esiste una vera opposizione di sinistra, è difficile collocare le sue posizioni ideologiche.

La forza principale di Eisenkot risiede nella sua differenza rispetto a Netanyahu. Nonostante il suo carisma limitato e la sua retorica talvolta impacciata, ha una storia personale che lo difende in parte dagli attacchi della destra, essendo stato colpito dalla perdita di un figlio e due nipoti durante il conflitto a Gaza. Yashar attualmente supera in seggi Beyachad, il partito di destra unito da Naftali Bennett e Yair Lapid, che sono stati i principali leader dell’opposizione fino ad oggi.

Nel panorama politico israeliano, i generali sono stati figure di spicco: nella storia recente, quattro primi ministri erano militari. Eisenkot ha iniziato la sua carriera nel 1978, provenendo da umili origini, ed è salito rapidamente nei ranghi dell’esercito, per poi diventare capo delle Forze armate dal 2015 al 2019 sotto il governo di Netanyahu.

Ha ideato la “dottrina Dahieh”, una strategia militare che prevede l’uso di forza sproporzionata in aree sospettate di ospitare obiettivi nemici. Durante il suo comando, si è concentrato su questioni più strategiche piuttosto che su operazioni punitivo collettive, evitando di applicare la dottrina in modo diretto. La dottrina, tuttavia, è diventata centrale nelle operazioni dell’esercito israeliano nel sud del Libano e ha trovato applicazione anche a Gaza.

Nel 2018, Eisenkot affrontò severe critiche da destra per la gestione del caso di Elor Azaria, sostenendo la necessità di un processo militare che si concluse con la condanna di Azaria a 18 mesi di carcere. Dopo aver lasciato l’esercito nel 2019, Eisenkot entrò nella coalizione di Unità Nazionale prima di unirsi al Gabinetto di guerra di Netanyahu nel 2023. Tuttavia, nel 2024 abbandonò il governo in disaccordo con la conduzione del conflitto a Gaza, chiedendo un cessate il fuoco e un piano per il futuro della Striscia.

Durante i funerali del figlio nel dicembre 2023, ha criticato il governo per la sua indecisione politica, accusando i ministri di alimentare ambizioni coloniali a Gaza. Nel giugno 2025, ha annunciato la creazione del partito Yashar, in cui hanno confluito membri di Unità Nazionale, del partito Laburista e ex funzionari dei servizi segreti israeliani.

Eisenkot ha chiesto la creazione di una commissione d’inchiesta sugli attacchi di Hamas del 7 ottobre e il fallimento dei servizi segreti durante quegli eventi, insorgendo contro qualsiasi coinvolgimento al governo attuale. La sua posizione richiede anche l’obbligo di servizio militare per tutti i cittadini israeliani, inclusi arabo-israeliani e ebrei ultraortodossi.

La questione palestinese resta meno definita nel suo programma: Eisenkot evita di parlare di uno Stato palestinese e si appella a una separazione rispettosa delle leggi internazionali. Nonostante la sua posizione equilibrata, dovrà affrontare la difficoltà di formare una coalizione ampia post-elezioni, dato che potrebbe avere bisogno del supporto dei partiti arabi.

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