Le monarchie del Golfo intensificano il controllo sui media durante la guerra in Medio Oriente

14.04.2026 11:55
Le monarchie del Golfo intensificano il controllo sui media durante la guerra in Medio Oriente

Le Monarchie Arabe del Golfo Intensificano il Controllo sui Media e sulla Libertà di Espressione

All’indomani dell’inizio della guerra in Medio Oriente, le monarchie arabe del Golfo hanno adottato misure repressive per controllare i contenuti diffusi online, limitando pesantemente la libertà di stampa. I governi, già noti per il loro autoritarismo, hanno lanciato un’operazione su larga scala che ha portato all’arresto di centinaia di persone accusate di pubblicare immagini o video che mettevano a rischio la sicurezza nazionale, riporta Attuale.

Nei primi trenta giorni di conflitto, il Qatar ha arrestato 313 persone per la diffusione di contenuti ritenuti disinformativi. Negli Emirati Arabi Uniti, ad Abu Dhabi, il numero degli arresti è stato di 375. Situazioni simili si sono verificate anche in Bahrein e Kuwait, dove tre persone sono state fermate per aver condiviso un video satirico che, secondo le autorità, derideva le conseguenze della guerra.

Le pene previste per tali attività possono variare a seconda delle singole legislazioni, ma quando in gioco ci sono la sicurezza e l’interesse nazionale, le conseguenze possono essere severe, con multe e detenzioni prolungate. In Bahrein, è stata persino invocata la pena di morte per alcune persone accusate di “spionaggio” in seguito a riprese di un attacco iraniano.

Le limitazioni sulla diffusione dei contenuti hanno due principali motivazioni. La prima è di natura militare: pubblicare online immagini di attacchi, come quello a un impianto petrolifero, potrebbe fornire informazioni preziose all’Iran riguardo i danni inflitti e strategie di attacco future. Anche Israele e gli Stati Uniti, tra gli altri, hanno imposto restrizioni simili per proteggere le informazioni sensibili.

La seconda motivazione è di carattere propagandistico. Le economie del Golfo, oltre al petrolio, si fondano sulla percezione di sicurezza e stabilità. La reputazione costruita nel tempo rischia di essere compromessa da immagini di attacchi, che potrebbero danneggiare il turismo e gli investimenti. Questo è particolarmente evidente a Dubai, dove la sicurezza e il benessere finanziario sono essenziali.

Le autorità hanno monitorato attentamente l’immagine della città dall’inizio del conflitto, utilizzando video promozionali per minimizzare l’impatto degli attacchi sulla vita quotidiana e minacciando arresti per chi diffonde contenuti ritenuti dannosi. La situazione è cambiata rapidamente; video di panico da parte di influencer a Dubai sono stati sostituiti da celebrazioni delle lodi della città e delle sue difese.

Molti degli arrestati sono cittadini stranieri, una componente significativa della popolazione nei paesi del Golfo. Le organizzazioni per i diritti dei lavoratori segnalano che gli arresti avvengono in modo arbitrario e riguardano anche coloro che inviano video privati ai familiari riguardo ai danni di un attacco. Un caso emblematico coinvolge cittadini canadesi, russi e tedeschi bloccati per aver condiviso tali contenuti.

Anche i membri dei media non sono stati risparmiati da questa repressione. Un giornalista è stato arrestato il 17 marzo per aver filmato senza permesso nella città strategica di Fujairah, mentre la piattaforma X ha annullato diversi account su richiesta del procuratore generale, comprensivi di quelli di alcune emittenti.

Secondo Reporters Sans Frontieres, queste misure per la protezione della sicurezza nazionale sono spesso utilizzate come pretesto per “criminalizzare” le attività giornalistiche. Un giornalista residente a Doha ha affermato che è diventato impossibile muoversi con una telecamera per strada, con un calo significativo delle immagini provenienti dai paesi del Golfo nelle agenzie di fotogiornalismo.

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