Tensione al Senato per il subemendamento presentato dal centrosinistra, che propone l’eliminazione dei capilista bloccati. Matteo Renzi ha provocato: «Meloni sia coerente, voti sì e ci porti alle urne», riporta Attuale.
Il subemendamento alla legge elettorale, anticipato ieri, ha riaperto le tensioni all’interno della maggioranza di governo, con incertezze sulla posizione di Fratelli d’Italia all’inizio delle votazioni in Aula oggi 10 settembre.
Per comprendere la situazione è necessario analizzare il contenuto specifico del subemendamento allo Stabilicum, presentato da Ignazio La Russa. Questo testo, che provoca tensioni, modifica le disposizioni delle preferenze rispetto alla linea finora seguita dalla maggioranza. Mentre la proposta concordata dal centrodestra prevede capilista bloccati con meccanismi che incidono solo sui partiti con oltre il 10% dei voti, il documento avanzato dal Partito Democratico è molto più ampio.
Cosa dice il subemendamento
Il subemendamento 1.6/1 stabilisce che «Ogni elettore dispone di un voto di lista e fino a un massimo di due voti di preferenza per candidati di sesso diverso compresi nella lista medesima, da esprimere su un’unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista». Questa formulazione non protegge i capilista e consente due preferenze. Tale linea è teoricamente in accordo con quella di Fratelli d’Italia, che però ha votato a favore di un testo presentato da Roberto Vannacci alla Camera, senza però avere numeri sufficienti.
L’opposizione, compreso Vannacci, esorta ora FdI a seguire questa strada. Tuttavia, per il partito della premier Meloni è complesso rifiutare. Dal 9 settembre si sono susseguite riunioni del centrodestra, l’ultima delle quali si è svolta poco prima dell’inizio delle votazioni in Aula, partendo proprio dai subemendamenti. Per FdI, si tratta di una questione di principio, ma la maggioranza del partito risulta contraria, evidenziando che l’approvazione delle preferenze comprometterebbe il patto di maggioranza.
La posizione del centrodestra
Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega, ha espresso fiducia che FdI manterrà il patto di maggioranza: «Io sono sempre contrario alle preferenze, ma c’è un accordo in maggioranza sulla proposta avanzata unitariamente». Claudio Borghi ha ribadito che l’accordo attuale prevede una massima prudenza: il governo, rappresentato da Elisabetta Casellati, si è rimesso alla volontà dell’Aula. Tuttavia, le aspettative sono basse e si prevede un voto compatto contro la proposta, anche tra i senatori di FdI.
La provocazione del centrosinistra
Alcune voci dalla sinistra hanno sfidato FdI a non apparire incoerente. Renzi ha dichiarato in Aula: «Rivolgo un appello a Giorgia Meloni: non si faccia impaurire da Salvini e Tajani, anche perché sarebbe l’unico essere vivente che si fa impaurire da Salvini e Tajani». Ha proseguito: «Abbia il coraggio di andare fino in fondo, voti il nostro subemendamento, porti le preferenze nella legge elettorale e, se Forza Italia e Lega avranno il coraggio di votare contro, Giorgia Meloni dichiarerà chiusa questa esperienza di governo e ci porterà alle elezioni, dato che il centrosinistra è in testa nei sondaggi».