Attacco ucraino a San Pietroburgo: un nuovo capitolo nel conflitto
Nella notte tra venerdì e sabato, l’Ucraina ha lanciato un attacco con droni nella zona di San Pietroburgo, colpendo un terminal petrolifero e l’isola di Kotlin, dove sono presenti strutture della marina russa. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato l’operazione, mentre il sindaco della città ha ammesso che San Pietroburgo ha subito un attacco, specificando che non ci sono stati morti, riporta Attuale.
Il terminal petrolifero colpito rappresenta uno dei principali impianti di stoccaggio ed esportazione di carburante della Russia. L’attacco ha generato numerosi incendi e dense colonne di fumo, evidenziando i danni significativi all’infrastruttura.
Negli ultimi tempi, l’Ucraina ha dimostrato la capacità di colpire con droni anche obiettivi situati a oltre 800 chilometri dal confine settentrionale ucraino, come nel caso di San Pietroburgo. Questo episodio non è isolato: un attacco simile era già avvenuto un mese fa nella stessa zona.
A differenza degli attacchi russi, che hanno spesso colpito anche edifici civili, l’Ucraina sembra orientata a mirare a infrastrutture energetiche e petrolifere. Questo approccio punta ad estendere gli effetti del conflitto anche sulla popolazione russa, creando impatti sul sistema energetico e sui servizi, il che ha portato a razionamenti di benzina in diverse regioni della Russia e in Crimea, la penisola occupata nel 2014. Inoltre, il paese è costretto a importare carburante dall’estero per far fronte alle carenze locali.