Iran: le strategie nascoste per proteggere il programma nucleare
Gli iraniani hanno intensificato le loro operazioni di difesa, scavando e camuffando tunnel per salvaguardare il loro settore nucleare e missilistico, complicando ulteriormente le trattative con gli Stati Uniti, riporta Attuale.
Teheran è consapevole del fatto che i suoi impianti sono tra i primi obiettivi in caso di conflitto militare. Nonostante i tentativi dell’esercito dei Guardiani della Rivoluzione di proteggere i loro scienziati e progetti, si segnala la morte di numerosi esperti nucleari, eliminati da operazioni mirate, presumibilmente attribuibili al Mossad. Le informazioni sulla morte di un ricercatore a Nizza, sebbene mai confermate ufficialmente, alimentano i sospetti su possibili operazioni clandestine all’estero da parte di Israele.
Il dossier rimane pericolosamente carico con oltre 400 chilogrammi di uranio arricchito, essenziali per il programma nucleare iraniano. Secondo l’AIEA, una parte considerevole di questo materiale si trova in un bunker a Isfahan, il cui accesso è stato reso difficile da un’ulteriore impenetrabilità creata dai tecnici iraniani, che hanno piantato esplosivi e trappole a protezione. Queste misure di sicurezza sono state adottate in relazione alle minacce di Donald Trump, che ha affermato pubblicamente l’intenzione di “prendere” l’uranio.
Si stima che una parte dell’uranio potrebbe essere stata trasferita a Natanz, dove i tecnici hanno creato un secondo tunnel all’interno della montagna noto come Pickaxe. Esperti ritengono che questo tunnel sia impenetrabile anche dalle più avanzate bombe perforanti dell’Air Force. Un ulteriore obiettivo strategico è il sito di Fordow, il cui stato attuale non può essere confermato senza ispezioni dirette.
I raid aerei effettuati da giugno fino alla primavera scorsa hanno certamente inflitto danni ma non hanno interrotto il progresso del programma nucleare iraniano. Secondo le valutazioni d’intelligence, la perdita di un anno di lavoro da parte di Teheran è un risultato lontano dalle aspettative di Trump e Netanyahu.
Inoltre, nonostante i raid, i lanciatori e i vettori non hanno subito conseguenze significative. Nonostante Epic Fury abbia distrutto numerosos sistemi missilistici, i pasdaran mantengono attivi oltre mille missili, secondo fonti provenienti dalle agenzie di intelligence. Si riporta che i Guardiani della Rivoluzione abbiano rimosso 50 degli 69 ingressi di 18 basi colpite durante questi attacchi.
Teheran, infine, intende preservare la sua capacità offensiva, poiché questa, insieme ai droni kamikaze, è cruciale per le future rappresaglie, un aspetto quasi più politico che militare. Come affermato dallo stesso Trump, l’Iran deve mantenere una forza missilistica anche in un contesto di crescente ostilità internazionale.