Macron boccia i centri per migranti in Paesi terzi: «Contrari ai valori europei»

19.06.2026 22:35
Macron boccia i centri per migranti in Paesi terzi: «Contrari ai valori europei»

Macron e Sanchez criticano la nuova normativa europea sui migranti

Emmanuel Macron ha espresso il suo disaccordo sulla nuova normativa sui migranti approvata recentemente dall’Europarlamento, dichiarando che «non rappresenta l’Europa» al termine di un vertice a Bruxelles con gli altri leader europei. Il premier spagnolo, Pedro Sanchez, ha condiviso la sua posizione, definendo il provvedimento «un errore politico ed economico», contrastando nettamente l’ottimismo di Giorgia Meloni, che aveva celebrato la votazione come un successo per l’Italia, protagonista di una svolta nella gestione dei flussi migratori, riporta Attuale.

Macron ha dichiarato che la Francia non aprirà centri di rimpatrio in paesi terzi, evidenziando l’inefficacia di tali strutture, come quelle già attivate in Albania dal governo italiano. «Non ho mai visto un centro di rimpatrio in un paese terzo funzionare davvero», ha commentato il presidente francese, sottolineando le criticità inerenti a tali politiche che spingerebbero le persone verso paesi dove i diritti umani potrebbero non essere garantiti. «Non sono sicuro che questo rappresenti l’Europa e non credo sia una politica efficace», ha aggiunto.

In aggiunta, Sanchez ha ribadito che «l’Europa deve affrontare la sfida migratoria con i paesi d’origine, non scaricare il problema su paesi terzi», giudicando questa attuazione negativa sia sul piano politico che economico.

Sia Macron che Sanchez appartengono a partiti politici che non hanno sostenuto il regolamento europeo. L’approvazione è stata, infatti, garantita dal Partito Popolare Europeo, dai conservatori e da formazioni della destra estrema, mentre i socialisti, i Verdi e i liberali hanno espresso il loro dissenso.

Secondo la nuova normativa europea, gli Stati membri possono istituire centri per migranti in paesi terzi considerati sicuri, dove trasferire le persone che sono state espulse o alle quali è stata negata la protezione internazionale. Queste strutture possono accogliere anche individui di nazionalità diversa da quella del paese in cui si trova il centro, e possono essere attivate solo previa intesa tra gli stati coinvolti.

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