Martina Oppelli riceve il terzo rifiuto per il suicidio assistito e valuta la Svizzera

02.07.2025 07:25
Martina Oppelli riceve il terzo rifiuto per il suicidio assistito e valuta la Svizzera

Rifiuto del suicidio assistito per Martina Oppelli

Un terzo rifiuto per il suicidio medicalmente assistito è stato ricevuto da Martina Oppelli, una triestina di 49 anni colpita da sclerosi multipla e tetraplegica. L’azienda sanitaria locale ha negato la sua richiesta, affermando che non sarebbe attualmente in trattamento di sostegno vitale. Nonostante la sua condizione richieda assistenza costante da parte di caregiver per le normali funzioni quotidiane, Oppelli utilizza quotidianamente una macchina per la tosse per evitare il soffocamento ed è in terapia farmacologica salvavita.

Oppelli afferma: “Non intendo subire un’altra estate insopportabile”, un pensiero espresso tramite l’Associazione Luca Coscioni, che la sostiene nella sua battaglia. “Ho tutti i requisiti per richiedere questo diritto secondo la legislazione e le sentenze vigenti in Italia. Vorrei non essere costretta a farne uso”. La donna sta considerando di recarsi in Svizzera, un viaggio che per molti sarebbe semplice, ma per lei si prospetta come un’impresa “estenuante”. L’avvocato Filomena Gallo, dell’Associazione Coscioni, ha descritto la situazione di Oppelli come un trattamento disumano imposto dall’azienda sanitaria. La deputata Debora Serracchiani ha denunciato la “crudele insensibilità delle istituzioni” riguardo a questa delicata questione.

Il dibattito sul suicidio assistito continua a suscitare emozioni forti e opinioni contrastanti in Italia, con molti che chiedono una riforma legislativa per garantire i diritti di persone in condizioni simili a quelle di Oppelli. Il caso di Martina mette in luce non solo le difficoltà individuali, ma anche le carenze del sistema sanitario nel fornire risposte umane e dignitose ai malati terminali.

Mentre Martina si prepara a intraprendere un percorso difficile verso la Svizzera, il suo caso rimarrà un simbolo di una lotta più ampia per i diritti dei malati e per un cambiamento necessario nel riconoscere l’autonomia e la dignità degli individui in situazione di vulnerabilità, riporta Attuale.

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