Il Pd tra incertezze interne e necessità di un progetto politico unitario
Roma – Matteo Orfini, già presidente e segretario dem ad interim, ha parlato della situazione attuale del Partito Democratico (Pd), evidenziando la nascita di un nuovo correntone guidato da Franceschini, Orlando e Speranza. È il segnale di un’altra divisione interna? “Secondo me il Pd sta bene. Ricordo come siamo usciti dalle elezioni politiche divisi, con una situazione disastrosa anche con i sondaggi, che ci davano solo i 5 stelle, mentre ora vedo un partito che è solidamente il primo della coalizione, ha costruito un progetto politico con il campo largo che ha saputo presentarsi unito nelle elezioni regionali. Abbiamo strappato due regioni alla destra, dunque è un percorso in costruzione, ma abbiamo archiviato i risultati delle politiche e siamo in campo”, riporta Attuale.
Orfini non ha dubbi sulla capacità del Pd di guidare una coalizione alternativa al governo Meloni. Tuttavia, ha messo in discussione la questione di essere riformisti o radicali, un dibattito che gli sembra anacronistico. “La domanda era già sbagliata allora, vederla fare oggi nel 2025 è come quando senti una canzone che ti piaceva molto quando eri ragazzo: hai quel momento di emozione, ma non è detto che sia ancora attuale”, ha dichiarato.
La questione del riformismo è al centro delle sue riflessioni. “Il riformismo è un metodo e non è sinonimo di moderatismo. Non mi sembra che nel mondo vincano i moderati”. Ha citato figure come Trump, Orban e Le Pen, suggerendo che il mantra del ‘si vince al centro’ è ormai superato dalla realtà.
Quando si tratta di operazioni politiche interne, Orfini afferma che le leadership non si formano attraverso discussioni sui giornali, ma nel “fuoco della battaglia politica”. Crede che il Pd debba concentrarsi sulla trasformazione della sua idea di coalizione in un progetto politico concreto, fondato su valori e partecipazione. “Il punto è dare un’anima, un cuore e un popolo a questo progetto politico”, ha sottolineato, avvertendo che la vera sfida è costruire un’alternativa non solo numerica, ma anche politica alla Meloni e al centrodestra.
Orfini ha osservato che c’è un popolo pronto a scendere in piazza, ma che non vota perché non percepisce l’offerta politica del Pd come un’alternativa culturale alla destra. Ha fatto riferimento all’Ulivo, un progetto politico che nacque da un grande coinvolgimento popolare, suggerendo che servirà un simile rinascimento per il Pd.
Infine, ha affrontato le critiche verso la leadership di Elly Schlein, accusata da alcuni di essere troppo a sinistra. “Non penso che il Pd sia troppo a sinistra, dobbiamo costruire un’agenda alternativa”, ha detto, rimarcando l’importanza di rispondere alle emergenze sociali come la povertà e l’occupazione. “Mi piacerebbe che nei prossimi mesi ci dedicassimo tutti, dai 5 stelle ad Avs, a costruire questo progetto perché altrimenti si fa fatica ad essere considerati credibili”, ha concluso Orfini, facendo appello all’unità e a una politica realmente popolare.