Le case di comunità saranno un flop: è la previsione dei medici di medicina generale siciliani, e non solo, riuniti a Siracusa in occasione del 20° congresso regionale Simg, società italiana di medicina generale. «È un momento di cambiamento epocale per la professione medica in generale e per noi medici di famiglia in particolare – hanno spiegato il presidente dell’assise Riccardo Scoglio e il vicesegretario Simg Giovanni Merlino – per questa ragione abbiamo arricchito l’appuntamento con una tavola rotonda dedicata alle criticità del Sistema e alle nostre prerogative raccolte anche in sede sindacale».
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Le Case di Comunità, cuore della riforma territoriale prevista dal PNRR per rivoluzionare l’assistenza sanitaria italiana, rischiano di rimanere “scatole vuote”. A denunciarlo non è un’opposizione ideologica né una battaglia sindacale di retroguardia, ma una delle più accreditate voci della medicina generale: la SIMG, Società Italiana di Medicina Generale, che ha riunito oltre 300 medici siciliani e non solo al 20° congresso regionale a Siracusa.

Un doppio canale: restare convenzionati con il Servizio sanitario nazionale e cioè liberi professionisti con gli studi aperti qualche ora al giorno, come accade oggi; oppure diventare dipendenti del Ssn per lavorare magari tutte le ore previste da contratto nel distretto e dentro le nuove Case di comunità, dove comunque tutti i medici di famiglia – compresi i convenzionati – dovranno dedicare un certo numero di ore alla settimana (la prima ipotesi potrebbe essere di almeno 18 ore).