Italia e la Sicurezza delle Frontiere: Le Ultime Riflessioni sulla Situazione a Ceuta
Roma, 17 agosto 2026 – Il temuto 15 agosto è passato e l’“invasione” di Ceuta è rientrata grazie alla polizia marocchina. Eppure le misure straordinarie restano operative: i controlli italiani sui viaggiatori di paesi terzi provenienti dalla Spagna sono ricambiati dalle verifiche di Madrid, trasformando un allarme ridimensionato nell’ennesimo pretesto per tenere socchiuso Schengen. Alla Farnesina la posizione si mantiene sul binario della prudenza: “Il tentativo c’è stato, bisognerà vedere se ce ne saranno altri, stiamo valutando in raccordo con i servizi”, filtra. A fine giornata spetta al ministro Antonio Tajani azzardare una spiegazione: “La sicurezza dei confini e la prevenzione contro il terrorismo sono due priorità del governo, ecco perché stiamo valutando con grande attenzione quando riaprire Schengen. Dipende tutto da come evolverà la situazione a Ceuta, che però rimane ancora molto preoccupante”, riporta Attuale.
Una motivazione che appare fragile se confrontata con le valutazioni di Bruxelles, dato che il commissario europeo agli Interni Magnus Brunner assicura che “la Spagna sta svolgendo un lavoro importante e necessario per proteggere i nostri confini esterni condivisi”. Per Pedro Sánchez, del resto, Ceuta rappresenta un problema di tenuta interna: pressato dalle piazze e sotto l’attacco dell’opposizione, il premier ha convocato un vertice di coordinamento a distanza con sette ministri per studiare “iniziative volte a rafforzare la sicurezza e il benessere della popolazione locale” nell’exclave. D’altronde, a Roma conviene tenere Madrid sotto pressione.
Ben diversa la musica sul fronte tra Italia e Germania, dove le questioni sono concrete, al punto da rendere probabile un incontro tra i ministri dell’Interno Piantedosi e Dobrindt. L’affinità politica e la convenienza reciproca spingono tutti a minimizzare. “Germania e Italia lavorano in stretta collaborazione e con reciproca fiducia sulle politiche migratorie. Non ci esprimiamo su casi singoli”, dichiara la portavoce del dicastero tedesco, Sonja Kock. Il nodo sta proprio nei casi singoli. Ieri sarebbe dovuta rientrare in Italia l’irachena Rania Darezh, mentre per il 19 e 20 agosto sono previsti i rimpatri della somala Abdirisaq Warsame Faduma e dell’afghano Hotak Samir. Più che le biografie, a spaventare è il precedente. Berlino ha chiesto all’Italia di riprendere 35.993 “dublinanti” (ossia i richiedenti asilo sbarcati in Italia e poi spostatisi in Germania); di questi, quelli rientrati sono appena 5.377.
La gran parte delle pratiche in sospeso si è dissolta grazie alla sanatoria che il 12 giugno ha accompagnato le nuove regole europee sull’asilo. Il contenzioso attuale riguarda la “finestra” grigia tra la firma dell’accordo (dicembre 2025) e la sua entrata in vigore: l’Italia sostiene che anche quei mesi siano coperti dal colpo di spugna, mentre la Germania dissente. Riaprire le porte anche solo per uno dei tre destinatari dei decreti significherebbe capitolare alla linea di Berlino. Sia Friedrich Merz – incalzato a destra dall’AfD – sia Giorgia Meloni – alle prese con la grana interna rappresentata da Roberto Vannacci – non possono permettersi di passare per deboli. La via d’uscita potrebbe essere la classica soluzione salomonica: l’Italia accetterebbe due rientri, mentre la cittadina somala resterebbe in Germania con la famiglia. La premier storce però la bocca di fronte all’ipotesi di un mercanteggiamento caso per caso e punta piuttosto a “risolvere il tema dei rimpatri forzati nella sua interezza”.
L’opposizione italiana denuncia la “scelta irresponsabile” del governo. Sul tema delle frontiere, tuttavia, il centrosinistra mostra una cicatrice mal celata: a imprimere la sterzata rigorista dell’Unione non c’è solo la destra di Meloni, ma anche la premier danese Mette Frederiksen, alla guida di un esecutivo di centrosinistra. Il Pd e il Psoe provano a correre ai ripari marcando la distanza: “È inaccettabile che, mentre un partner affrontava una pressione eccezionale, un membro della nostra stessa famiglia politica abbia scelto di allinearsi con la presidente del Consiglio italiano”, hanno scritto in una lettera congiunta il responsabile Esteri dem Peppe Provenzano e il vicepresidente del Parlamento europeo Javi López. Un distinguo che offre a Fratelli d’Italia l’occasione per infilarvi il dito: “Ormai anche gli esecutivi di sinistra in Europa hanno sposato la linea Meloni. Solo il Pd resta contro ed è isolato persino dai suoi alleati storici”, chiosa il capo dei deputati di FdI, Galeazzo Bignami.
Incredibile come la situazione a Ceuta si trascini ancora così!!! Sembra che nessuno abbia veramente la volontà di affrontare la questione immigrazione in modo serio. Io mi chiedo: fin quando dobbiamo tollerare questo stallo?! La sicurezza ai confini è importante, ma non possiamo continuare a vivere nel terrore e nella chiusura… Che tristezza!