Influenza russa nelle elezioni moldave: preti ortodossi coinvolti in una campagna di propaganda
Un’inchiesta di Reuters ha rivelato un’operazione orchestrata dalla Russia per influenzare le elezioni parlamentari in Moldavia, dove i cittadini sono attesi alle urne domenica 28 settembre 2025. Diversi membri del clero ortodosso moldavo sarebbero stati arruolati e finanziati per diffondere messaggi contro i valori europei, riporta Attuale.
Secondo quanto emerso, il clero ortodosso moldavo ha ricevuto sostegno per promuovere la propaganda pro-Russia nel Paese. Reuters ha documentato il caso di Padre Mihai Bicu e di una dozzina di colleghi, che nel 2024 hanno partecipato a un pellegrinaggio in Russia, completamente finanziato dal Cremlino. Al termine del viaggio, i preti avrebbero ricevuto voucher di 10.000 rubli, da utilizzare per veicolare messaggi filo-russi in Moldavia.
Il contesto di questa manovra è rappresentato dalle imminenti elezioni politiche, le quali rappresentano un crocevia cruciale per le relazioni tra Chisinau e Mosca. Il partito di governo, l’Azione e Solidarietà (PAS), guidato dalla presidente Maia Sandu, ha attualmente una maggioranza di 63 seggi su 101, avendo optato per un maggiore allineamento con l’Unione Europea, avviando i negoziati per l’adesione nel 2024. Tuttavia, i sondaggi attuali riportano una forte competizione: il PAS si attesterebbe al 24,9%, mentre l’opposizione filo-russa al 24,7%, con un significativo numero di elettori ancora indecisi.
L’obiettivo delle informazioni diffuse attraverso i canali Telegram creati dai preti arruolati da Mosca sembra essere quello di alimentare sentimenti filo-russi contrapposti al governo di Sandu. I contenuti sono incentrati sulla necessità di contrapporsi ai valori “decadenti” dell’Occidente, descrivendo l’Europa come “gay” e peccaminosa. Stanislav Secrieru, consigliere per la sicurezza nazionale della presidente moldava, ha definito questi tentativi russi come “immorali”, accusando Mosca di voler trasformare la religione in un’arma.
Le speculazioni sulla mossa del Cremlino indicano anche la possibilità di sommosse dopo le elezioni, nel caso di una vittoria della Sandu, contribuendo a un contesto di instabilità. Recentemente, l’intelligence russa ha emesso dichiarazioni insinuando una potenziale invasione da parte della NATO, senza alcuna prova concreta, presumibilmente per giustificare future azioni del Cremlino contro la Moldavia.
La situazione in Moldavia trova le sue radici nella delicata posizione geo-strategica del Paese rispetto all’Ucraina, duramente colpita dalla guerra russa. La Transnistria, un territorio separatista autoproclamato indipendente e sotto il controllo effettivo di Mosca dal 1990, rappresenta un ulteriore elemento di instabilità in grado di compromettere l’integrità del Paese.
Infine, la Moldavia gioca un ruolo cruciale nel sostegno a Kiev, attraverso l’export di grano via Danubio e fungendo da barriera contro l’influenza russa. Un ritorno sotto l’orbita del Cremlino potrebbe indebolire il fianco orientale dell’Unione Europea e intensificare le preoccupazioni per nuove pressioni militari su Paesi come Romania, Polonia e le nazioni baltiche.