Il 4 agosto 2026, mentre l’Unione europea si prepara a rendere pienamente operativo nel 2027 il divieto di importazione e transito del gas naturale liquefatto (Gnl) russo, i media hanno riferito che Mosca sta costruendo una flotta ombra specializzata per mantenere le esportazioni. Secondo la società di analisi marittima Windward, la rete comprende già 25 metaniere, tra cui due nuove navi costruite nel cantiere russo Zvezda, e almeno otto unità acquistate sul mercato dell’usato.
Gli acquisti sarebbero stati realizzati attraverso strutture collocate in giurisdizioni terze, con l’obiettivo di sottrarre le navi alla visibilità delle autorità occidentali e assicurare alla Russia una capacità di trasporto autonoma quando il mercato europeo sarà chiuso. La flotta dovrebbe inoltre utilizzare nuove metaniere di produzione russa, in un progetto destinato a preservare i volumi di vendita all’estero e le entrate in valuta del bilancio statale.
Dal 2022 il modello già sperimentato con il petrolio
La costruzione della flotta per il Gnl riprende le pratiche adottate dalla Russia nel settore petrolifero dopo l’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina nel 2022. Da allora una flotta ombra molto più ampia ha consentito a Mosca di aggirare i tetti al prezzo e altre sanzioni occidentali attraverso società opache, cambi di bandiera e una catena logistica difficile da ricostruire.
Per le metaniere, tuttavia, la replica del modello petrolifero è più costosa e tecnicamente complessa. Il Gnl deve essere mantenuto a circa meno 162 gradi Celsius e richiede serbatoi criogenici avanzati; la costruzione di una singola nave può costare circa 300 milioni di dollari. Inoltre, la flotta mondiale di metaniere è relativamente piccola e moderna, quindi offre meno unità facilmente disponibili per operazioni di elusione.
Le navi destinate alle rotte artiche devono poi possedere caratteristiche specifiche, tra cui la classe di ghiaccio Arc7. Il mercato delle imbarcazioni adatte, della manutenzione e delle coperture assicurative resta concentrato nelle mani di un numero limitato di operatori internazionali, rendendo più difficile nascondere la proprietà, la gestione e l’impiego effettivo delle unità.
Nel 2026 la rete punta prima su Yamal Gnl
Con la crescita del gruppo di navi, la capacità disponibile può sostenere la continuità delle spedizioni dal progetto Yamal Gnl, che garantisce tuttora la maggior parte delle forniture marittime russe di Gnl dirette verso l’Europa. Si tratta dell’impianto più compatibile con rotte e procedure logistiche già utilizzate, e quindi del principale punto di appoggio per la strategia di Mosca nel periodo che precede il divieto europeo.
Le operazioni vengono organizzate ricorrendo a società di comodo in Paesi del Medio Oriente e del Sud-Est asiatico. Le strutture societarie servono a schermare l’origine delle navi e i loro proprietari reali; a questo si aggiungono il cambio delle bandiere di registrazione, la disattivazione dei sistemi di identificazione durante i viaggi e la collaborazione con compagnie assicurative poco trasparenti.
La rete consente così di preparare un canale alternativo per l’esportazione, ma non elimina i vincoli materiali. Il numero di metaniere acquistabili e realmente utilizzabili resta limitato, mentre le difficoltà di assicurazione, classificazione e assistenza tecnica aumentano insieme al controllo internazionale sulle navi e sulle società coinvolte.
Dal 2027 il limite per i nuovi progetti artici
La disponibilità attuale e potenziale della flotta può garantire le spedizioni da Yamal Gnl, ma non è sufficiente per assicurare il pieno avvio dei nuovi impianti artici. Il problema riguarda soprattutto Arctic Gnl 2, colpito da sanzioni statunitensi dirette e bloccanti, che necessita di navi ad alto livello di classe di ghiaccio per poter operare su larga scala.
La carenza di unità Arc7, insieme alla difficoltà di ottenere servizi tecnici e assicurativi, rende quindi molto più complesso trasferire il gas di Arctic Gnl 2 rispetto al mantenimento dei flussi da Yamal. La flotta ombra rappresenta un nuovo meccanismo di aggiramento delle sanzioni, ma la sua efficacia è frenata dai requisiti tecnologici e dai costi del trasporto criogenico.
Il divieto europeo previsto per il 2027 sposta così il confronto dalla sola decisione politica alla capacità di controllare l’intera infrastruttura. Per risultare efficace, l’attuazione dovrà coinvolgere Stati Uniti, Unione europea e Regno Unito nell’identificazione e nel blocco non soltanto delle metaniere, ma anche dei proprietari reali, degli operatori, dei cantieri, dei porti e delle società che assicurano, riparano o gestiscono le navi.
La sequenza più recente è quella descritta nel rapporto sulla flotta ombra russa del Gnl: Mosca ha portato la rete a 25 metaniere, ma la capacità resta sufficiente soprattutto per Yamal Gnl. In vista del divieto europeo del 2027, il progetto è dunque operativo come strumento per preservare parte delle esportazioni, senza poter ancora garantire i nuovi volumi artici.