Il centrodestra sostiene lo 0,9% del Pil per la Difesa mentre il Pd si divide sul riarmo

05.08.2026 11:25
Il centrodestra sostiene lo 0,9% del Pil per la Difesa mentre il Pd si divide sul riarmo

L’accordo della maggioranza sulla clausola di salvaguardia

La maggioranza di governo ha trovato un’intesa sulla clausola di salvaguardia, stabilendo un limite dello 0,6% per le spese legate all’energia e dello 0,9% per quelle militari. La Lega ha accettato di considerare l’ipotesi di ricorrere a prestiti europei, mentre il Partito Democratico (Pd), il Movimento 5 Stelle (M5s) e l’Alleanza Verdi e Sinistra hanno manifestato opposizione alle spese per la difesa, sollecitando una riconsiderazione degli impegni con la NATO, nonostante l’opposizione interna dei riformisti dem, riporta Attuale.

Il governo ha presentato questa soluzione dopo una fase di incertezze, riuscendo a mitigare il conflitto tra la Lega e gli altri membri della coalizione riguardo al programma europeo Safe. Le comunicazioni del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rappresentano un punto di vista chiaro, impegnando l’esecutivo a richiedere fondi per migliorare la resilienza del sistema energetico e garantire la sicurezza approvvigionativa, rispettando il limite dello 0,6% del PIL. Per gli investimenti nella difesa, il limite è fissato allo 0,9% del PIL. Tuttavia, un punto critico rimane: per le misure difensive, il governo dovrà “valutare” le opzioni di finanziamento, incluso il programma Safe.

La posizione della Lega

Questa formulazione è stata studiata attentamente per mantenere unita la coalizione. L’uso del termine “valutare” non obbliga il governo a attingere ai fondi del programma Safe, il che ha permesso alla Lega di accettare l’accordo, nonostante le sue posizioni iniziali contrarie. Il compromesso consente così al governo di avere margine di manovra per gestire sia gli investimenti militari, limitati allo 0,9%, sia la possibilità di attingere ai finanziamenti europei.

Tuttavia, il testo non rappresenta un’autorizzazione definitiva allo scostamento di bilancio. Esso obbliga il governo ad avviare la procedura per la richiesta della clausola di salvaguardia. Solo dopo l’approvazione del Consiglio e l’adeguamento della finanza pubblica, il governo dovrà presentare una relazione alle Camere per ottenere l’autorizzazione parlamentare a discostarsi dal percorso di spesa previsto.

Contrapposizione con il Pd

Nel frattempo, la sinistra ha mantenuto una posizione ferma. La risoluzione presentata da Pd, M5s e Avs ribadisce l’impegno a escludere qualsiasi utilizzo delle risorse per spese militari, esprimendo la necessità di riconsiderare gli impegni di spesa assunti con la NATO e di evitare aumenti nelle spese per l’armamento. La proposta chiede anche di superare il piano di riarmo privo di coordinamento, proponendo invece una difesa comune europea.

Le forze politiche di centro, come Azione e Italia Viva, si sono distinte con proprie risoluzioni, richiedendo il ricorso alla clausola di salvaguardia per finanziare i contributi NATO e il programma Safe, il quale prevede risorse destinate al potenziamento dell’industria della difesa. Italia Viva, da parte sua, ha chiesto di considerare l’utilizzo della clausola per sostenere le famiglie e le imprese di fronte all’aumento dei costi energetici.

Tensioni interne al Pd

Questo accordo ha generato frizioni all’interno del Partito Democratico. I riformisti hanno manifestato il loro dissenso, ritenendo la risoluzione “non condivisibile”. Il messaggio dei riformisti dem è chiaro: “Non sappiamo se questo sia il testo definitivo” e si sono detti preoccupati per le implicazioni che potrebbe avere sulle misure da adottare per le necessità dei cittadini. Inoltre, le recenti dichiarazioni del leader Giuseppe Conte indicano che è fondamentale indirizzare lo scostamento di bilancio verso le urgenze della popolazione.

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