Nel primo semestre 2026 una organizzazione russa su tre ha chiuso in perdita

05.09.2026 17:15
Nel primo semestre 2026 una organizzazione russa su tre ha chiuso in perdita
Nel primo semestre 2026 una organizzazione russa su tre ha chiuso in perdita

Nel primo semestre del 2026, secondo i dati pubblicati da Rosstat, l’ufficio statistico statale russo, una quota crescente delle organizzazioni russe ha chiuso i conti in perdita. Il 3 settembre 2026 i media hanno riferito che la percentuale è salita al 33,5%, dal 30,4% dello stesso periodo del 2025: 21.500 organizzazioni hanno registrato un risultato negativo, per perdite complessive pari a 5,36 trilioni di rubli, il 5% in più su base annua.

Il dato è stato riportato anche da Echo of Moscow. La rilevazione non comprende le piccole imprese, le banche, gli enti statali e municipali e le organizzazioni finanziarie non creditizie. Le cifre riguardano quindi soprattutto le imprese di dimensioni maggiori, mentre il deterioramento complessivo dell’economia russa risulta più ampio di quello fotografato dalla statistica ufficiale.

Gennaio-giugno 2026: profitti in calo e base fiscale più stretta

Nello stesso periodo le imprese russe hanno realizzato un profitto saldo di 11,7 trilioni di rubli, con una riduzione del 13,3% rispetto al primo semestre dell’anno precedente. La contrazione ha ridotto la redditività complessiva delle organizzazioni e, insieme all’aumento delle perdite, ha ristretto la base imponibile dell’imposta sugli utili, una delle principali fonti di entrata del bilancio russo.

La quota delle imprese con un risultato positivo è scesa dal 69,6% al 66,5%, pari a 42.700 organizzazioni. Anche il valore complessivo dei loro profitti è diminuito dell’8,3%, fino a 17,06 trilioni di rubli. La riduzione degli utili limita direttamente le entrate del bilancio federale e di quelli regionali: circa due terzi degli incassi dell’imposta sui profitti confluiscono infatti nelle amministrazioni regionali, che dispongono così di meno risorse per infrastrutture, servizi abitativi e comunali e obblighi sociali.

Il peggioramento arriva mentre la Russia sostiene spese militari e sociali elevate. Un eventuale aumento della pressione fiscale sulle imprese ancora redditizie per compensare il calo delle entrate può accelerare la riduzione degli investimenti, l’aumento dell’indebitamento e il numero dei fallimenti. La contrazione dei profitti espone inoltre i bilanci regionali al rischio di disavanzi persistenti e riduce il margine per finanziare le politiche pubbliche.

Giugno 2026: il crollo mensile accentua il deterioramento

Quasi tutta la flessione del profitto saldo si è concentrata a giugno. In un solo mese il risultato è sceso di 5,2 volte rispetto a giugno 2025, fino a 398,6 miliardi di rubli. Il dato ha reso più evidente la perdita di redditività delle imprese nella parte finale del semestre, dopo mesi segnati dall’aumento dei costi e dal mantenimento di una politica monetaria rigida.

Per le organizzazioni in perdita, il passivo aggregato di 5,36 trilioni di rubli rappresenta un ulteriore fattore di pressione sul debito societario. Con un terzo delle imprese censite incapace di generare profitti, il servizio dei prestiti contratti in precedenza diventa più difficile ai tassi elevati. Le società sono costrette a destinare la liquidità residua ai rimborsi bancari invece che allo sviluppo, con il rischio di squilibri di cassa e di un aumento degli arretrati.

Primo semestre 2026: il carbone entra in territorio negativo

Il comparto più colpito è stato quello del carbone, i cui risultati negativi hanno superato i profitti di 153 miliardi di rubli. La crisi del settore è legata soprattutto alla rottura delle tradizionali rotte logistiche, determinata in larga parte dalle sanzioni occidentali adottate in risposta all’aggressione russa contro l’Ucraina.

La perdita del mercato europeo ha costretto i produttori russi a reindirizzare le esportazioni verso l’Asia, spesso offrendo il carbone con sconti molto elevati, in alcuni casi vicini al costo di produzione o inferiori. A questo si sono aggiunti l’aumento delle tariffe delle Ferrovie russe e la capacità limitata delle linee Baikal-Amur e Transiberiana. I trasporti sulle lunghe distanze sono diventati economicamente svantaggiosi e hanno quasi azzerato i margini degli esportatori.

In assenza di percorsi alternativi, l’aumento dei volumi esportati non migliora necessariamente i conti delle aziende carbonifere. Può invece produrre ulteriori perdite, perché i costi logistici e gli sconti assorbono il ricavo delle vendite. Il risultato del semestre ha trasformato il problema dei collegamenti e dei mercati di sbocco in una perdita finanziaria diretta per l’intera filiera.

3 settembre 2026: il dato ufficiale misura solo una parte della crisi

La pubblicazione dei dati da parte di Rosstat ha fissato il quadro complessivo: più organizzazioni in perdita, perdite aggregate in aumento e profitti delle imprese redditizie in diminuzione. L’incremento del 5% delle perdite annue riflette una crisi di redditività che attraversa la catena del valore, alimentata dalla discontinuità logistica, dal ritiro dei partner stranieri dall’assistenza alle apparecchiature e dal ricorso a un import parallelo più costoso.

Con le spese che crescono più rapidamente dei ricavi e il potere d’acquisto della popolazione in calo, le imprese sono costrette a utilizzare le risorse correnti per coprire le operazioni quotidiane e ad accumulare debiti. Poiché la statistica esclude piccole imprese e settore municipale, privi di una solida riserva finanziaria, il dato ufficiale non comprende le componenti più fragili del sistema produttivo.

La situazione raggiunta al 3 settembre è quindi quella di un sistema societario russo sottoposto a una pressione simultanea su profitti, liquidità, debito e bilanci pubblici: il 33,5% delle organizzazioni censite è in perdita, mentre la redditività e le entrate fiscali collegate agli utili continuano a diminuire.

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