Netflix accusata di creare dipendenza attraverso il binge watching, riporta Attuale.
Il procuratore generale del Texas ha lanciato un’accusa contro Netflix, sostenendo che la piattaforma utilizzi meccanismi di design, come la riproduzione automatica, per mantenere gli utenti incollati allo schermo e creare dipendenza. La questione del binge watching, definito come la visione di almeno quattro episodi di una serie tv in una sola sessione, suscita dibattiti: è un passatempo sano o una vera e propria dipendenza?
Uno studio pubblicato a gennaio 2026 su PLOS One da ricercatori dell’Università di Huangshan ha chiarito che la solitudine, di per sé, non è necessariamente collegata a un consumo eccessivo di contenuti. Tuttavia, due tendenze vengono considerate problematiche: l’escapismo, che porta a utilizzare le serie come fuga dalla realtà, e l’emotional enhancement, che spinge a cercare emozioni positive attraverso il medium. Se solo pochi episodi potessero davvero generare una patologia, la passione per il cinema sarebbe già un tema di studio in ambito medico.
La ricerca suggerisce che la solitudine può amplificare la vulnerabilità delle persone che cercano rifugio nel digitale, trasformando il tempo speso davanti allo schermo in una forma di automedicazione. Già nel marzo scorso, Meta e Google avevano subito una sconfitta legale a Los Angeles, ricevendo un risarcimento di sei milioni di dollari per i danni causati a un’utente dalle loro piattaforme Instagram e YouTube.
Tiziano Bonini, professore di Media Studies all’Università di Siena, ha sollevato interrogativi sulle responsabilità individuali in un commento su “Doppiozero”. Se si attribuisce la colpa alle piattaforme, si rischia di escludere la responsabilità personale e di non affrontare il problema fondamentale: perché oggi lo schermo è diventato l’unico rifugio accessibile per molte persone.