La battaglia per il voto ha visto la possibilità di perdere l’emolumento come fattore cruciale, poiché avrebbe spinto verso il voto anticipato, riporta Attuale.
L’Ok definitivo alla nuova legge elettorale è in programma oggi alla Camera per i deputati al primo mandato e vale mille euro, netti. Questo importo rappresenta la “pensione” che gli onorevoli percepiranno al compimento dei 65 anni. Secondo il Corriere della Sera, la possibilità di perdere tale emolumento è stata decisiva per evitare una crisi di governo, dato che senza Stabilicum, ha minacciato ripetutamente Giorgia Meloni, il governo sarebbe potuto cadere, aprendo la strada a voti anticipati.
14 aprile 2027
Una data significativa è il 14 aprile 2027, quando 184 deputati su 400 e 81 senatori su 200 matureranno la prima pensione da parlamentare, poiché circa la metà degli eletti è alla prima elezione. Per maturare la pensione è necessario aver ricoperto l’incarico per 4 anni, 6 mesi e un giorno, calcolati dal 13 ottobre 2022, giorno di insediamento delle Camere. Tuttavia, in caso di caduta del governo, gli eletti rimangono in carica fino al giorno precedente l’insediamento del nuovo parlamento.
Lo scioglimento
In caso di scioglimento anticipato delle Camere attorno al 15 gennaio, si avrebbe lo stesso effetto. Infatti, secondo i tempi previsti dall’articolo 61 della Costituzione, le prime date utili per le elezioni sarebbero 4 e 5 aprile. Pertanto, la proclamazione si svolgerebbe oltre il 14 aprile. Questo sistema è stato introdotto con il decreto Salva-Italia del governo Monti. Dal primo gennaio 2012, i nuovi parlamentari versano contributi e ricevono una pensione basata sul metodo contributivo, simile a quella dei lavoratori comuni, che può essere percepita solo al raggiungimento della “vecchiaia” (65 anni).
Le pensioni dei parlamentari
Nel 2018, con Roberto Fico alla presidenza della Camera, è stata approvata una delibera per ricalcolare con il metodo contributivo anche i vecchi vitalizi già erogati agli ex parlamentari, riducendone gli importi a partire dal primo gennaio 2019. Dal primo gennaio 2012, gli eletti accumulano una pensione contributiva, calcolata sui contributi versati durante il mandato. Ora, inizia una nuova sfida, ben più difficile per molti eletti: garantirsi la rielezione.