Libertà per Camilo Castro: l’ombra dell’arresto di Alberto Trentini
“Vive la liberté, vive l’égalité et vive la fraternité”. Il primo anniversario dell’arresto di Alberto Trentini – cooperante veneziano fermato in Venezuela il 15 novembre 2024 senza accuse né spiegazioni – segna un momento cruciale nel contesto delle detenzioni politiche in Venezuela. Dopo cinque mesi di detenzione, il 41enne francese, insegnante di yoga, Camilo Castro, detenuto nella stessa prigione di Trentini, ‘El Rodeo I’ a Caracas, ha potuto riabbracciare la sua famiglia a Parigi, riporta Attuale.
Il rilascio di Castro è stato reso possibile grazie a dinamiche diplomatiche tra Francia e Venezuela. Mercoledì scorso, in concomitanza con l’arrivo della portaerei USS Gerald R. Ford nella regione, la Francia ha condannato ufficialmente le operazioni militari americane nei Caraibi, considerandole una violazione del diritto internazionale. Questa dichiarazione, fatta dal ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot durante il vertice G7 in Canada, sembra aver facilitato il rilascio di Castro.
”Di fatto si tratta di detenzioni di ostaggi”, ha commentato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. ”Chi tiene qualcuno in ostaggio chiede qualcosa in cambio: potrebbe trattarsi di una questione economica, uno scambio di prigionieri, o richieste specifiche. È possibile che la posizione della Francia sull’illegalità degli attacchi americani abbia influito sulla liberazione di Castro. Tuttavia, chi come Trentini non ha alcun motivo valido per essere detenuto, dovrebbe essere scarcerato. Se il suo caso è percepito come un sequestro, si entra in un ambito politico, ignari delle ripercussioni sui diritti umani. Resta da vedere se l’Italia potrà agire come ha fatto la Francia, date le sue relazioni con gli Stati Uniti.”
A fronte delle dichiarazioni di Donald Trump e delle opzioni sul tavolo – che vanno da un’offerta di esilio al presidente venezuelano Nicolas Maduro a un attacco diretto – l’instabilità politica preannuncia tensioni crescenti, lasciando l’Italia con poco spazio di manovra diplomatica.
Attualmente, oltre 2.000 italiani sono detenuti all’estero. Secondo i dati aggiornati al 2024, circa 1.650 si trovano in prigioni europee, 244 in Paesi extra Ue, 166 nelle Americhe, 23 nel Mediterraneo e Medio Oriente, 22 in Africa sub-sahariana e 77 in Asia e Oceania. Tra questi, una quindicina, secondo il ministro degli Esteri Antonio Tajani, sono detenuti in Venezuela. Oltre a Trentini, altri, come il giornalista Biagio Pilieri, sono italo-venezuelani. Il caso dimenticato di Fulgencio Obiang Esono, un ingegnere italiano di origini equatoguineane, condannato a 60 anni per presunto tentativo di colpo di stato, evidenzia ulteriormente le complessità legate a queste detenzioni.
La disparità di trattamento tra i casi italiani è evidente e suscita interrogativi. ”Dipende da diversi fattori”, spiega Noury. ”Dalle relazioni con il Paese di detenzione e dalla presenza di un’ambasciata italiana, fino all’impatto delle campagne della società civile e del clamore mediatico”. Questo solleva interrogativi sulla necessità di una risposta più incisiva da parte del governo italiano per garantire la libertà dei propri cittadini all’estero.