Iniziative di Francia, Germania e Regno Unito per Gaza
DALLA NOSTRA CORRISPONDENZA
PARIGI – «La crisi umanitaria in corso a Gaza deve cessare immediatamente», affermano i tre leader di Francia, Germania e Regno Unito in una dichiarazione congiunta diffusa dopo una telefonata urgente di ieri tra Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer, riporta Attuale.
Tuttavia, non è chiaro come queste misure possano essere realizzate, poiché finora tutte le iniziative diplomatiche, comprese quelle europee, si scontrano con la rigidità di Israele e dei suoi alleati americani. Macron, Merz e Starmer hanno rinnovato l’appello per un «cessate il fuoco immediato» e per la «liberazione incondizionata di tutti gli ostaggi» nelle mani di Hamas a partire dal 7 ottobre 2023.
Chiedono quindi a Israele di «revocare immediatamente tutte le restrizioni sugli aiuti umanitari diretti agli abitanti di Gaza», definendo «inaccettabile» la mancanza di cibo e medicine. Tuttavia, queste affermazioni sembrano avere, almeno per ora, un valore puramente simbolico, una necessaria testimonianza dal punto di vista politico e morale, ma senza effetti pratici.
Infatti, il presidente americano Donald Trump, dopo il «non capisce niente» del vertice G7 in Canada a giugno, ha nuovamente deriso Macron, il quale giovedì scorso aveva annunciato il prossimo riconoscimento della Palestina all’Assemblea dell’Onu a settembre, in qualità di primo Paese del G7 a compiere questo passo.
«È un tipo tutto suo, sa collaborare, è carino — ha commentato Trump riguardo a Macron —. Ma la buona notizia è che ciò che dice non ha importanza. Ha fatto un annuncio (sullo Stato palestinese, ndr). È una brava persona, mi piace, ma la sua dichiarazione non pesa», ha aggiunto Trump.
La Francia, insieme all’Arabia Saudita, sta preparando una conferenza internazionale per rilanciare la «soluzione dei due Stati», evento precedentemente programmato per giugno, ma rinviato a causa delle tensioni con l’Iran. Macron menziona lo Stato palestinese per rafforzare questa iniziativa e per far sembrare che si stia facendo qualcosa di significativo per fermare i massacri a Gaza e affrontare l’emergenza umanitaria. Secondo il Programma Alimentare Mondiale (Pam), si stima che circa un terzo dei residenti di Gaza non mangi da giorni; la denutrizione è in forte aumento, e 90 mila donne e bambini necessitano di interventi urgenti.
Macron spera di coinvolgere, sebbene non gli Stati Uniti, altri Paesi europei influenti. Tuttavia, fino ad ora, anche i più fedeli alleati hanno mostrato grande cautela. Il portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius, ha dichiarato in un comunicato che «la Germania non prevede di riconoscere uno Stato palestinese a breve termine», considerando tale riconoscimento come una delle ultime fasi nella ricerca di una soluzione a due Stati.
Il primo ministro britannico Keir Starmer, sempre nel contesto del formato negoziale E3, ha riaffermato ieri che il riconoscimento della Palestina «deve essere parte di un processo» verso una «pace duratura all’interno di un piano più ampio», nonostante un terzo dei parlamentari britannici abbia sollecitato un riconoscimento sulla scorta dell’annuncio di Macron. Anche l’Italia si mostra cauta, con il ministro degli Affari esteri e vicepremier Antonio Tajani che ha dichiarato: «L’Italia sostiene la soluzione dei due popoli e due Stati, ma il riconoscimento dello Stato palestinese deve avvenire contemporaneamente a quello di Israele da parte loro».