Stop all’aumento dei requisiti previdenziali per le pensioni nel 2027
Torna a farsi sentire il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, che ha annunciato il blocco dell’aumento di tre mesi dei requisiti previdenziali per accedere alla pensione a partire dal 2027. Questa volta, a poche settimane dall’approvazione della legge di Bilancio per il prossimo anno, l’annuncio assume una connotazione più seria per il governo. Durigon ha confermato il sostegno del ministro dell’Economia, anche lui della Lega, dichiarando: “Ho già parlato con il ministro Giorgetti incontro alla sua disponibilità a inserire il provvedimento all’interno della legge di bilancio”, riporta Attuale.
Resta da chiarire se l’intervento sarà esteso a tutti i lavoratori o riguarderà solo i circa 40.000 dipendenti che, avendo siglato accordi di esodo con le aziende, potrebbero trovarsi senza stipendio e senza sostegno economico tra 18 mesi.
La parte relativa alle pensioni nella manovra non si limiterà alla sola sterilizzazione dell’incremento. Durigon ha inoltre confermato l’ipotesi di ampliare le condizioni per la pensione contributiva a 64 anni, come già anticipato da alcuni media nelle settimane passate. “Si cercherà di rafforzare – ha spiegato durante il Meeting di Rimini – il canale per il pensionamento anticipato con 64 anni e 25 di contributi, purché il futuro assegno sia pari ad almeno tre volte il trattamento minimo, utilizzando anche la rendita complementare e convertendo in rendita il Tfr attualmente in Inps”. Ha inoltre affermato che “la soglia dei 64 anni sembra giusta e adeguata rispetto all’attuale mondo del lavoro”. È confermata anche la soppressione di Quota 103 a partire dal 2026, poiché, in ragione “dello scarso utilizzo, non credo possa essere considerata una forma ottimale di flessibilità in uscita. Dobbiamo invece rafforzare le misure attuali, che si sono dimostrate poco efficienti e con scarsissimo appeal”.
Per quanto riguarda il meccanismo che connette gli incrementi dell’aspettativa di vita ai requisiti previdenziali, è stato reso noto che, secondo le ultime tabelle dell’Istat, nel biennio 2027-2028 i requisiti per il pensionamento dovrebbero aumentare di tre mesi. L’età per la pensione di vecchiaia dovrebbe passare da 67 a 67 anni e 3 mesi, mentre per la pensione anticipata si passerà da 42 anni e 10 mesi per gli uomini a 43 anni e un mese, e da 41 anni e 10 mesi a 42 anni e un mese per le donne. Tuttavia, più volte si sono ricevute rassicurazioni riguardo a un possibile congelamento dell’incremento.
Nonostante queste affermazioni, ogni tentativo di concretizzare tali intenzioni si è arrestato a causa delle differenze di opinione sui costi coinvolti: la Ragioneria generale dello Stato stima il costo del blocco tra 300 e 400 milioni di euro, mentre l’Inps parla addirittura di 3-4 miliardi. Tuttavia, la valutazione dell’Istituto previdenziale appare eccessiva, considerando che il blocco riguarderebbe solo il biennio indicato e non il meccanismo in sé.
Il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, ha avvertito: “È il legislatore a decidere su queste questioni, sono di sua competenza. Noi, come Inps, ci atteniamo scrupolosamente e cercheremo di attuare le linee legislative nel modo migliore possibile”. Questo per evitare ulteriori equivoci e gaffe, come quella avvenuta a gennaio scorso, che portò l’Istituto a implementare l’aumento di tre mesi nei propri sistemi di calcolo, scatenando una forte reazione tra opposizioni, maggioranza e sindacati.
Mah, sinceramente non capisco perché si continua a parlare di pensioni senza considerare le reali esigenze dei lavoratori. Alla fine, sono sempre i più deboli a pagare il prezzo. Speriamo che non sia solo un annuncio vuoto. La politica sembra più interessata a spendere soldi in altro modo…