Pinotti: “L’Italia nel ruolo di partner dell’Ue nella difesa nazionale”

23.06.2025 06:45
Pinotti: "L'Italia nel ruolo di partner dell'Ue nella difesa nazionale"

La posizione di Roberta Pinotti sulla situazione internazionale attuale

Già sottosegretaria e poi ministra della Difesa dal 2013 al 2018, Roberta Pinotti, genovese di 64 anni, analizzando la crescente tensione nel contesto globale, non può che fare riferimento a una figura nota nel panorama politico. Pinotti ha guidato il ministero della Difesa durante un periodo cruciale, coincidente con l’avvento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. La domanda sorge spontanea: quanto è cambiato quel Trump rispetto a oggi?

“La differenza principale non risiede tanto in Trump quanto nelle persone che lo circondano. Ricordo una conversazione con il senatore John McCain, un repubblicano di lunga data, che era particolarmente preoccupato per la politica estera di Trump, ma mi rassicurò: le posizioni chiave in difesa, intelligence e sicurezza erano occupate da persone ben formate e con una visione chiara. Oggi, quel cordone di sicurezza è scomparso, e i ruoli strategici sono ricoperti da figure più radicali rispetto a lui”, spiega Pinotti.

Questa situazione alimenta quindi l’incertezza?

“Sì, parliamo di una totale incertezza, derivante da una grande imprevedibilità da parte degli interlocutori, qualcosa che non vivevamo nel passato. Prendiamo il caso dell’Iran, dove inizialmente ci sono state aperture e discussioni, ma tutto è crollato all’improvviso. A parte gli Stati Uniti, ci sono ulteriori differenze rispetto a dieci anni fa”.

Quali altre differenze riscontra?

“Allora, la nostra lettura delle tensioni globali era incentrata sulla legittimità internazionale e sulla difesa dei confini nazionali, accompagnata dalla promozione della democrazia e dei suoi valori”, afferma Pinotti, sottolineando che il principale nemico di quel periodo era l’Isis.

“Abbiamo assistito alla nascita di coalizioni internazionali per combatterlo, cooperando con vari Paesi arabi, e abbiamo contribuito a formare le forze peshmerga; è stato un sforzo collettivo che ha portato alla liberazione da parte degli iracheni dai terroristici con supporto internazionale”.

Oggi assistiamo a Israele che bombarda i suoi nemici, con il supporto degli Stati Uniti. Cosa è cambiato?

“Nulla di sorprendente. È fondamentale ricordare che fu Trump a interrompere il dialogo instaurato da Obama con l’Iran. Anche allora la situazione era complessa, ma era in corso un dialogo, cancellato successivamente”.

Il suo successore, il ministro Crosetto, ha accennato alla necessità di adattare il ruolo della NATO a un contesto globalmente trasformato. Condivide questo pensiero?

“Sì, se l’intento è quello di riconsiderare le strategie dell’Alleanza Atlantica. Già nel 2014, al vertice di Cardiff, sostenevamo che la NATO avrebbe dovuto concentrarsi più a sud piuttosto che a est”.

In un contesto diplomatico così frammentato, l’Italia sotto la leadership di Meloni sta cercando di assumere un ruolo più autonomo. È una mossa avveduta?

“Credo fermamente che l’Italia debba rimanere allineata all’Europa. Non è saggio per nessun Paese europeo cercare di creare ruoli autonomi nel panorama internazionale, pur considerando le spinte di Macron o Starmer”.

Meloni ha cercato di avvicinarsi politicamente a Trump. È un rischio?

“Sì, perché questo potrebbe portare a perdere alleanze storiche cruciali in Europa. L’interesse dell’Italia si allinea esattamente con quello dell’Europa; una difesa comune rappresenterebbe di per sé una positiva evoluzione”.

Il lungo dialogo telefonico tra Meloni e la segretaria del suo partito Elly Schlein è indirizzato verso una nuova direzione?

“È un segnale positivo, ma non certo una svolta epocale. Un confronto tra maggioranza e opposizione su questioni cruciali come la politica estera è sempre stato auspicabile. Apprezzo molto anche la recente conversazione tra la premier e Schlein. In un contesto di così alta tensione, è fondamentale che maggioranza e opposizione trovino modi per collaborare, pur con le differenze politiche. Dunque, il dialogo non può mai essere considerato un errore”, conclude Pinotti. Attuale.

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