Putin annuncia la conquista di Sviatohirsk, ma la realtà racconta un’altra storia
Il 1° settembre, durante una trasmissione televisiva, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che le forze russe hanno conquistato Sviatohirsk, una cittadina nella regione del Donbas. Tuttavia, al contrario di quanto affermato, non vi è alcuna presenza russa nella città, con mezzi militari ucraini che transitano occasionalmente lungo la strada principale. La semplice accessibilità della cittadina, nonostante la situazione di insicurezza, dimostra che Sviatohirsk non è sotto controllo russo, poiché tutte le località ucraine occupate non sono più raggiungibili, riporta Attuale.
Attualmente, la linea di combattimento tra le forze ucraine e russe si trova a circa 30 chilometri a est di Sviatohirsk. Le truppe russe non stanno avanzando verso la città, ma si stanno ritirando a causa di un’offensiva ucraina, il che implica che la distanza tra le forze sta continuando ad aumentare.
La dichiarazione di Putin sembra derivare da una costante esagerazione da parte dei militari russi riguardo al territorio ucraino sotto il loro controllo. Piccole aggiunte territoriali, qui e là, alterano la narrazione della situazione al fronte. Località che risultano “conquistate” dai russi spesso si trovano ancora in mezzo ai combattimenti.
Questa distorsione della verità ha portato a una notevole discrepanza tra le mappe militari russo e la realtà sul campo. Secondo uno specialista ucraino di intelligence aperta (Osint), le forze russe affermano di aver conquistato circa 6.200 chilometri quadrati che in realtà non controllano, un’area leggermente più ampia della Liguria, ma dispersa su una lunghezza maggiore. Esempi come Sviatohirsk mostrano chiaramente questa anomalia.
La propagazione di false informazioni lungo la catena di comando russa è evidente, e nel caso di Sviatohirsk è arrivata fino a Putin, il quale ha ripetuto il racconto in pubblico. I canali Telegram russi che seguono il conflitto denunciano una “cultura della menzogna” che pervade l’esercito russo, danneggiando notevolmente gli sforzi bellici.
La manipolazione della verità è resa possibile dalla pressione esercitata sui militari per ingigantire i successi nella loro avanzata verso ovest. Nel settembre del 2024, Putin ha dichiarato che l’obiettivo principale del conflitto è la “liberazione” dell’intera regione del Donbas, ma i progressi sono lenti.
Secondo il media indipendente russo Mediazona, nell’arco di tempo compreso tra febbraio e ottobre di quest’anno sono stati aggiunti centomila nomi alla lista dei caduti russi in Ucraina. Sebbene vi siano stati progressi russi nel Donbas, molte città ucraine sono state catturate solo dopo battaglie violente, come Bakhmut e Marinka, ma spesso questi guadagni si rivelano temporanei e le forze russe vengono costrette a ritirarsi. Le mappe militari russe delineano uno scenario di vittoria e ottimismo, che fa a pugni con la realtà.
Queste discrepanze provocano confusione sul campo, dove le forze russe talvolta combattono e richiedono bombardamenti aerei in territori che formalmente risultano sotto il loro controllo. In questo nuovo tipo di conflitto, l’emergere dei droni rende difficile identificare chi detiene realmente i territori, sostituendo le tradizionali linee di fronte con vasti spazi di combattimento che possono estendersi anche per trenta chilometri, sorvegliati da droni letali.
Per avanzare, i russi utilizzano tecniche di infiltrazione, con soldati che si muovono autonomamente per ridurre la loro visibilità ai droni. Gli individui sfruttano rifugi naturali e varchi nel terreno, avanzando furtivamente fino a quando non vengono scoperti. Questa strategia ha portato a perdite significative, e a volte ai sopravvissuti viene richiesto di esporre una bandiera russa per dimostrare il presunto controllo su un’area, anche quando la realtà è ben diversa.
Il discorso si applica anche alle forze ucraine, le quali considerano territori come sotto il loro controllo anche quando residui di soldati isolati non possono offrire una resistenza effettiva. È possibile che le forze principali siano distanti chilometri dalle posizioni di combattimento.
Sviatohirsk, ora deserta, è abitata dall’unico monastero ortodosso rimasto, la Lavra della Santa Dormizione, che accoglie circa duecento sfollati e un centinaio di monaci, supportati da volontari che corrono rischi per procurare cibo. Un monaco, Andrii, ha spiegato che la presenza monastica in quest’area risale a oltre mille anni fa, interrotta solamente da persecuzioni religiose durante l’era sovietica, quando il monastero fu trasformato in un cinema. Con l’indipendenza dell’Ucraina, il sito è tornato in mano ai monaci grazie alla devozione della popolazione.
Nel giardino del monastero ci sono le tombe di quattro monaci caduti a causa del fuoco d’artiglieria. Andrii menziona periodi ben peggiori di quello attuale, richiamando a freschi affreschi che narrano l’invasione dei tartari. Il 8 settembre, la dichiarazione infondata di Putin è stata prontamente sfruttata dal generale ucraino Andriy Biletsky, che pubblicò un video sarcastico da Sviatohirsk per dimostrare che la città non era affatto occupata dai russi, apostrofando i leader militari e politici russi per le loro affermazioni ridicole.