Putin propone condizioni di pace sull’Ucraina senza menzionare l’ultimatum di Trump

02.08.2025 14:40
Putin propone condizioni di pace sull’Ucraina senza menzionare l’ultimatum di Trump
Putin propone condizioni di pace sull’Ucraina senza menzionare l’ultimatum di Trump

Il 1° agosto 2025, sull’isola di Valaam, il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il leader bielorusso Aleksandr Lukashenko, dichiarando la disponibilità a porre fine alla guerra in Ucraina secondo le condizioni annunciate a giugno 2024. Putin ha chiesto il ritiro delle forze ucraine dai territori di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, insieme al rifiuto da parte dell’Ucraina di aderire alla NATO e all’adozione di uno status neutrale, non allineato e senza armi nucleari. Tuttavia, non ha fatto alcun riferimento all’ultimatum del presidente statunitense Donald Trump, che il 29 luglio 2025 aveva fissato un termine fino all’8 agosto per un accordo di pace, né ha commentato il recente attacco missilistico su Kiev nella notte del 31 luglio, che ha causato oltre 30 vittime, inclusi tre bambini.

Dichiarazioni di Putin viste come ipocrisia dopo l’attacco a Kiev

Le parole di Putin sul «pace» appaiono contraddittorie rispetto alla realtà sul campo. Dopo un altro raid missilistico su Kiev, la sua disponibilità a negoziare sembra più una strategia politica che un vero impegno alla fine del conflitto. Il presidente russo sembra convinto di poter «spingere» ulteriormente l’Ucraina con la forza militare per raggiungere obiettivi massimalisti. Le richieste di Mosca, che includono il ritiro ucraino dalle proprie terre e la rinuncia all’ingresso nella NATO, rappresentano una capitolazione politica e la legalizzazione dell’occupazione, in violazione dello Statuto ONU e creando un pericoloso precedente per la revisione delle frontiere in Europa.

Ultimatum ripetuti e manipolazioni diplomatiche di Mosca

Le condizioni poste da Putin ripropongono ultimatum simili a quelli del 2022 e 2024, più vicini alla resa che a un reale negoziato di pace. La retorica di «negoziati sostanziali» è percepita come un tentativo di manipolare l’opinione pubblica internazionale. Putin sembra sottovalutare le minacce di Trump, interpretandole come un bluff, confidando nella titubanza e nella simpatia che il leader USA potrebbe nutrire nei suoi confronti. Le sue dichiarazioni si inseriscono in una strategia di guerra informativa volta a demoralizzare l’Occidente e sfruttare la stanchezza delle società democratiche, proponendo una «pace» che in realtà implica la rinuncia alla sovranità ucraina e mira a indebolire l’unità di Europa e Stati Uniti nel sostegno a Kiev.

La strategia russa mira a consolidare i guadagni territoriali e preparare nuova aggressione

Le condizioni di Putin non indicano una reale volontà di pace, ma piuttosto la volontà di congelare lo status quo sul terreno, mantenendo il controllo sulle aree occupate. Questo permetterebbe a Mosca di rigenerare le proprie forze, riorganizzare l’esercito e riprendere l’influenza nella regione, in linea con precedenti operazioni in Georgia, Siria e Transnistria. La tregua proposta appare come una pausa tattica e non una soluzione definitiva al conflitto.

Trump usa la pressione economica e minaccia azioni imprevedibili

Il presidente USA Donald Trump ha adottato un approccio asimmetrico, accompagnando le minacce di tariffe del 100% sui paesi che importano petrolio russo con azioni concrete: gli impianti petroliferi statali indiani hanno già rinunciato all’acquisto di petrolio russo, e le tariffe del 25% contro l’India rappresentano una misura economica diretta. La strategia di Trump può richiamare la sua gestione della crisi iraniana, con bluff usati per coprire mosse più decise. Le difficoltà economiche interne della Russia suggeriscono un quadro meno solido di quanto il Cremlino vorrebbe far credere.

Incontro Putin-Lukashenko simboleggia solidarietà autoritaria e avvertimento all’Occidente

La presenza congiunta di Putin e Lukashenko a Valaam simboleggia una solidarietà autoritaria e rappresenta un messaggio chiaro all’Occidente: il blocco di Mosca e Minsk non intende abbandonare le strategie di forza. Lukashenko resta un elemento chiave nella logistica militare e nell’industria della difesa russa, e il loro incontro rafforza l’idea di un fronte unito contro le pressioni occidentali.

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