Il medico: «Non lasceremo il Donbass, o perderemmo ogni cosa»
Il medico militare Alexey Yakovenko, 51 anni, vive a Kramatorsk e racconta il dramma della sua comunità, colpita costantemente dai bombardamenti russi. Yakovenko afferma che prima della guerra la sua vita era stabile, possedendo cliniche e appartamenti. Oggi, teme di perdere tutto e spiega: «Se dovessimo ritirarci dal Donbass non mi rimarrebbe nulla». La sua testimonianza riflette la realtà di molti abitanti del Donbass, dove il conflitto ha trasformato le vite in un incubo quotidiano, riporta Attuale.
«Da quattro anni, la mia famiglia è andata a Kiev, io sono rimasto qui per controllare le nostre proprietà. È facile dire che dobbiamo sfollare, ma poi chi ci ripaga i danni?», aggiunge Yakovenko. La sua vita è segnata dall’incertezza e dalla paura, poiché la situazione è peggiorata esponenzialmente da un evento cruciale nel 2022, quando un missile russo ha colpito una stazione ferroviaria a Kramatorsk, uccidendo circa sessanta civili in attesa di evacuazione.
Questo evento ha segnato un punto di non ritorno per Yakovenko e molti altri: «Ho capito che non ci sarebbe stata tregua. I russi mirano a paralizzare il traffico civile», spiega. La sua vita quotidiana si svolge tra gli appartamenti e la clinica militare, dove cerca di rimanere con i suoi vicini e la sua comunità. «Sogno ancora una controffensiva che cacci via i russi», conclude con determinazione.
La chimica: «Lavoriamo come prima. Guadagniamo il 30% in meno. E non nascono più bambini»
Olga Aliievska, 41 anni, chimica a Kiev, racconta la sua esperienza di lavoratrice libera professionista durante la guerra. «All’inizio dell’invasione, decisero di rimanere per aiutare i soldati. Il primo anno di guerra fu catastrofico», spiega. «Ora, però, i proventi sono diminuiti di circa il 30% rispetto a prima, poiché le aziende hanno smesso di investire per il futuro incerto», aggiunge.
La scarsa natalità è un altro segnale preoccupante. «Praticamente non ci sono più medicinali per bambini e le nascite in Ucraina sono drasticamente crollate», riferisce Olga. Alcuni medici ora si occupano principalmente dei feriti di guerra nei centri medici, mentre il mercato nella capitale sembra stabilizzarsi, ma non privo di difficoltà.
Alla domanda su un aspetto positivo, Olga osserva che «la richiesta di farmaci contro l’ansia è diminuita», indicando che più persone si stanno orientando verso attività fisiche come rimedi contro la depressione, un chiaro segnale dei cambiamenti nei comportamenti sociali e psicologici causati dalla situazione attuale.
Il soldato in prima linea: «La guerra durerà a lungo, dobbiamo pensarla come una nuova normalità. Non ci arrenderemo»
In prima linea, il giovane soldato Illias, 32 anni, ha scoperto un nuovo modo di vivere e reagire al conflitto. «È stato difficile, molti non reggono il peso della guerra e soffrono di ansia e depressione. Altri, come me, trovano forza nel pericolo», dichiara Illias, che si è arruolato subito dopo l’invasione russa nel 2022.
Dopo essere stato ferito gravemente e aver subito varie operazioni, Illias ha chiesto di tornare in servizio, diventando pilota di droni per la sua unità, la 126esima brigata motorizzata. Racconta delle dure settimane di servizio in condizioni estreme, dove la sopravvivenza diventa la norma quotidiana.
«La guerra durerà a lungo e dobbiamo imparare a viverla come se fosse la normalità», afferma Illias, sottolineando la determinazione di continuare a lottare nonostante le avversità. Secondo lui, la resilienza della società ucraina è la chiave per affrontare la crisi attuale.
La filorussa Ielena: «Ci bombardano per colpa vostra, servi»
In un insolito incontro, ci troviamo faccia a faccia con Ielena, una donna dalla posizione chiaramente filo-russa, che ci accusa di essere strumenti della propaganda americana. «Tutte queste distruzioni sono colpa vostra», afferma con convinzione, mentre mostra i danni alla sua casa, colpita dai bombardamenti. La situazione in Donbass continua a essere complessa e stratificata, con opinioni che divergono enormemente tra le popolazioni.
Il sindaco di Kramatorsk conferma che, prima della guerra, la popolazione filo-russa rappresentava il 30-40% della comunità locale, ma oggi questa percentuale è scesa notevolmente. La testimonianza di Ielena è una delle rare voci rimaste che rappresentano questo punto di vista.
Tornando a incontrarla, ci rendiamo conto che il conflitto ha lasciato un’impronta profonda, influenzando anche le opinioni personali e familiari. La guerra ha diviso non solo territori ma anche famiglie e comunità, creando nuove dinamiche sociali e politiche.
L’ingegnere di Kiev: «Le nostre vite non sono più programmabili»
Sergio, un ingegnere elettronico a Kiev, condivide le sfide affrontate dalle aziende durante il conflitto. «Molti dipendenti sono stati reclutati nell’esercito, e il fatturato della nostra azienda è sceso del 50%», riferisce, mettendo in evidenza le pesanti ripercussioni economiche della guerra.
Il continuo bombardamento ha portato a una situazione insostenibile per le imprese, mentre l’inflazione a metà 2023 superava il 45%. Sergio conclude: «Le nostre vite non sono più programmabili. Non sappiamo più guardare al futuro», evidenziando il clima di incertezza e precarietà che avvolge ogni aspetto della vita quotidiana in Ucraina.