Ricordo del terremoto in Friuli: la testimonianza di chi ha vissuto la tragedia del ’76

05.05.2026 06:15
Ricordo del terremoto in Friuli: la testimonianza di chi ha vissuto la tragedia del '76

Il ricordo del terremoto in Friuli: 1976 e le storie di resilienza

La sera del 6 maggio 1976, un potente terremoto di magnitudo 6.5 ha devastato Gemona, antica città medievale del Friuli Venezia Giulia, riducendo in macerie case e vite. In meno di un minuto, il boato ha stravolto la vita degli abitanti, portando con sé morte e distruzione. Tra di loro, Leo, un ragazzo di dodici anni, ha visto la sua infanzia e la sua casa ridotte in macerie. Questa drammatica esperienza è narrata nel libro “La notte in cui la terra tremò” di Greta Sclaunich, che desidera che sia proprio Leo a guidarla in questo racconto, riporta Attuale.

Il romanzo si basa su eventi reali e mette in luce la solidarietà e la ricostruzione vissute attraverso gli occhi di un bambino. Leo, sebbene non esista come personaggio reale, rappresenta un simbolo di resilienza. Dopo il terremoto, ha deciso di dedicarsi alla protezione civile, continuando a partecipare alle operazioni di soccorso anche a distanza di anni. Attraverso il suo racconto, Sclaunich intende trasmettere l’idea che anche piccoli gesti possono contribuire a costruire un futuro migliore.

Alcuni dei genitori di Greta erano presenti durante il sisma, e i loro ricordi hanno lasciato un’impronta indelebile nella sua mente. Le esperienze condivise con la famiglia le hanno fatto comprendere l’orrenda paralisi che si prova nei momenti di crisi. “Dopo il ’76 a scuola abbiamo fatto moltissime esercitazioni, ma quando accade davvero, dimentichi tutto”, afferma.

Il celebre scrittore Carlo Sgorlon descriveva questo disagio nei muscoli e nel battito del cuore, evidenziando come gli italiani, in particolare i friulani, abbiano interiorizzato queste esperienze traumatiche. L’immaginario collettivo ha anche dato vita a figure come l’Orcolat, un grande orco della mitologia locale, che rappresenta le paure legate ai terremoti: “Quando l’Orcolat si muove, la terra si muove”, spiega Greta, evidenziando il sentimento di rispetto per la natura.

Il terremoto del ’76 ha lasciato un’eredità significativa, dando vita al “modello Friuli” per la ricostruzione. Con un forte decentramento dei poteri agli enti locali, il Friuli ha dimostrato che è possibile ricostruire non solo fisicamente, ma anche socialmente. “Fasìn di bessôi”, ovvero “facciamo da soli”, è diventato uno slogan simbolo di resilienza e unità. Tuttavia, è fondamentale riconoscere che questo sforzo non sarebbe stato possibile senza la solidarietà dell’intera nazione.

Il ricordo del terremoto di Gemona rimane impresso nella memoria collettiva non solo per la sua intensità, ma anche per l’importanza storica e sociale che ha avuto. Rappresenta un punto di svolta nella storia del Friuli, un evento che ha portato rinnovamento e riflessione sull’identità regionale. Nonostante la ricostruzione fisica, molti abitanti portano nel cuore il peso di quella notte fatale, eppure la vita continua a scorrere, con la speranza e la forza di chi ha saputo rialzarsi.

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