Ritorno degli sfollati in Libano dopo il cessate il fuoco
Negli ultimi giorni, centinaia di migliaia di libanesi sfollati hanno iniziato a tornare nell’ampia area del sud del paese, da cui erano fuggiti tra marzo e giugno a causa degli intensi bombardamenti israeliani. Da una decina di giorni, gli accordi per il cessate il fuoco in Libano stanno reggendo, spingendo le persone a rientrare, riporta Attuale.
La ministra per le Politiche sociali Haneen Sayed ha dichiarato all’agenzia di stampa statale NNA che circa 400 mila persone si sono messe in viaggio. In totale, gli sfollati erano un milione, quindi ne restano ancora 600 mila. Molti non possono rientrare perché le loro case sono state distrutte dai bombardamenti, oppure abitavano lungo la linea di demarcazione tra Israele e Libano, nella fascia di territorio occupata dall’esercito israeliano. Il loro futuro appare incerto. Alcuni tentano comunque di rientrare, pianificando di montare una tenda vicino a casa, controllare cosa ne è rimasto e recuperare qualcosa.
Molti degli sfollati avevano trovato ospitalità in rifugi allestiti in scuole, edifici comunali e altri spazi messi a disposizione dalle autorità. Sayed ha riferito che 24 mila persone hanno lasciato questi rifugi e centinaia sono stati smantellati. Diverse persone che abitavano nei quartieri meridionali della capitale Beirut, duramente colpiti dai bombardamenti israeliani, si erano accampate lungo il lungomare o nello stadio. In questi giorni, gli operatori stanno smontando i tendoni rimasti vuoti.
La situazione degli sfollati varia notevolmente da caso a caso. Coloro che affittavano un appartamento e possono rientrare lo stanno facendo, ha raccontato Al Jazeera, mentre altri hanno perso il lavoro a causa della guerra e non possono più permettersi di pagare l’affitto. Alcuni rimangono nei rifugi temporanei.
Tra gli sfollati a Beirut ci sono anche lavoratori stranieri provenienti da Bangladesh, Etiopia, Sudan, Siria e altri paesi: molti hanno dichiarato al New York Times di aver perso casa e lavoro, e di avere poche alternative ai rifugi. Questi migranti vivevano in gran parte a Dahieh, un quartiere nel sud della capitale particolarmente colpito dai bombardamenti, dove l’influenza di Hezbollah è più forte.
In Libano sono attivi due cessate il fuoco: uno tra Israele e Hezbollah e uno tra Israele e il governo libanese, che sta trattando per la fine della guerra, di cui non ha mai partecipato. La scorsa settimana, Israele e Libano hanno firmato un nuovo accordo per rafforzare quello già in vigore, ma rimane incerto se si trasformerà in un accordo di pace duraturo.
I combattimenti tra Israele e Hezbollah si sono calmati principalmente a causa delle pressioni reciproche degli Stati Uniti e dell’Iran. Il loro proseguimento stava complicando le trattative tra Stati Uniti e Iran per la fine della guerra in Medio Oriente, ora bloccate su questioni complesse, come il programma nucleare iraniano.
Per quanto riguarda il Libano, i principali punti di discussione nei negoziati includono il ritiro dell’esercito israeliano dal sud, richiesto sia da Hezbollah sia dal governo libanese, e il disarmo di Hezbollah, richiesta posta da Israele.
L’esercito israeliano occupa un’area profonda tra i 10 e i 15 chilometri lungo la linea di demarcazione con il Libano, creando una “zona cuscinetto” per proteggere il nord di Israele. Sta demolendo e saccheggiando case ed edifici, rendendo improbabile il rientro degli abitanti in quella regione nel breve o medio termine. Il modello usato è simile a quello della Striscia di Gaza, dove è stata distrutta gran parte delle infrastrutture.
Durante una visita nel sud del Libano, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che non ha intenzione di ordinare il ritiro dei suoi soldati finché non sarà “eliminata la minaccia di Hezbollah”. Per Israele, ciò significa principalmente disarmare il gruppo militare, il quale però non intende deporre le armi finché le forze israeliane resteranno nel Libano. Le posizioni sono quindi inconciliabili.
Un ulteriore ostacolo al ritorno dei libanesi è rappresentato dai danni causati dai bombardamenti. Il programma di sviluppo delle Nazioni Unite ha rilasciato una stima iniziale dei danni: un totale di 1,7 miliardi di dollari solo per gli edifici di Beirut e dell’area meridionale, escluse le ingenti perdite per infrastrutture come ponti, strade, rete idrica e elettrica.
Le finanze del Libano, già in crisi a causa dei danni mai risanati della guerra precedente, rischiano di aggravarsi ulteriormente. La Banca mondiale ha stimato una perdita economica vicina ai 7 miliardi di dollari dovuta al conflitto del 2023, con necessità di investimento per la ricostruzione superiori agli 11 miliardi di dollari.
È davvero tragico vedere come una guerra possa distruggere vite e case. Queste persone ora tornano a un paese devastato, senza certezze. E noi qui in Italia che ci lamentiamo per le piccole cose… mah. Spero vivamente che possano trovare una speranza in mezzo a tanta distruzione.