Riformulazione del ddl sulla violenza sessuale al Senato: le critiche di Roberta Mori
Roberta Mori, portavoce nazionale delle donne Democratiche, ha espresso la sua contrarietà alla riformulazione del ddl sulla violenza sessuale in Senato, sottolineando il tradimento di un accordo politico sui diritti civili. “Intanto un accordo politico ai massimi vertici su una norma di civiltà è stato tradito. Pur rispettando il Parlamento, quell’accordo che alla Camera aveva trovato una convergenza unanime è stato contraddetto. Nel merito del testo non si tratta solo di un indebolimento quanto di un passo indietro pericoloso. La Cassazione riconosce già il consenso come un elemento fondamentale, quindi trasformare il consenso in dissenso è veramente un cambio di paradigma che svuota completamente il ddl. Siamo davanti a un arretramento politico e culturale ma anche a un tradimento delle donne, prima che un tradimento politico, parlamentare e culturale. Le donne, già in difficoltà in una società con retaggi ancora patriarcali, hanno bisogno di normative adeguate e non di ulteriori ostacoli”, riporta Attuale.
In risposta alla presidenza Bongiorno, che sostiene che la nuova formulazione tutela le donne “a 360 gradi”, Mori ribatte: “Dobbiamo tornare ai fondamentali. Noi abbiamo aderito a un miglioramento della normativa sulla violenza sessuale per evitare che nelle aule giudiziarie si consolidassero stereotipi e fraintendimenti che in qualche modo, a volte, impediscono alle donne di denunciare, temendo una serie di conseguenze nella narrazione pubblica e nel procedimento giudiziario. Se, invece, con una norma primaria si costruisce un concetto che, addirittura, indebolisce la forma più avanzata di elaborazione giurisprudenziale, che è quella di consenso, direi che stiamo facendo un danno incalcolabile”.
Mori evidenzia il danno causato dalla nuova formulazione, affermando: “Il testo uscito dalla Camera limitava i rischi di vittimizzazione secondaria. Con la nuova formulazione al Senato si torna nelle aule dei tribunali a quelle domande sbagliate: ‘hai resistito abbastanza?’, ‘hai detto di no in modo giusto?’, ‘perché non sei scappata?’. Si perpetua così una cultura di vittimizzazione secondaria, ma anche di prevaricazione delle donne e del corpo femminile, con una serie di pregiudizi inaccettabili anche rispetto al riferimento internazionale dell’Italia che è la Convenzione di Istanbul”.
Rivolgendosi al centrodestra, che sostiene il rischio di un onere della prova interamente a carico dell’accusato, Mori risponde: “Allora, a questo punto, è meglio che tutto il carico della prova sia sulle spalle della vittima? In una norma primaria non si possono declinare tutte le possibili situazioni interpretabili dai tribunali, più il principio è chiaro, è efficace, più le interpretazioni dei tribunali saranno conformi. Se mettiamo distinguo e annacquamenti o qualcosa del genere ‘vittime arrangiatevi a dimostrare’, non si fa un servizio alle donne”. Concludendo, Mori sottolinea la necessità di non peggiorare la situazione delle donne vittime di violenza, affermando: “Io sono garantista, ci mancherebbe altro, ma bisogna avere molta attenzione alle donne vittime di violenza, di cui non si può peggiorare la situazione, sarebbe inaccettabile”.
Veronica Passeri