Rumen Radev: L’ex presidente bulgaro candidato a governo con promesse di cambiamento
Rumen Radev, il generale 62enne ed ex presidente, ha fatto il suo ingresso nel panorama politico con il nuovo partito “Bulgaria Progressista”. Dopo un mese dalla sua candidatura, è diventato il grande favorito nelle elezioni, promettendo di combattere la corruzione e il “stato mafioso” che affligge il Paese più povero dell’Unione Europea, riporta Attuale.
La sua ascesa è stata rapida, cavalcando l’onda delle proteste anticorruzione che hanno portato alla caduta del governo a dicembre, il settimo esecutivo in cinque anni. Radev ha accusato la precedente leadership, in particolare il suo principale avversario, Boyko Borisov, di avere un ruolo primario nell’oligarchia e nella corruzione bulgara.
L’ex comandante dell’aeronautica ha saputo posizionarsi come un outsider, guadagnando popolarità grazie a un messaggio patriottico e nazionalista che ha scosso il panorama politico, lasciando un segno di euroscetticismo e filorussianismo. Prima delle elezioni, Radev ha sconsigliato l’invio di aiuti militari all’Ucraina, per non rischiare di portare la guerra sul suolo bulgaro, e ha criticato gli accordi di sicurezza con Kyiv, sottolineando la necessità di ristabilire le relazioni con Mosca e riprendere i flussi di petrolio e gas.
I suoi legami con la Russia risalgono a anni fa, con supporti passati dal Servizio di intelligence estero russo alla sua prima candidatura nel 2016. Recenti indagini hanno rivelato che una rete di account sui social media ha promosso il suo nuovo partito, generando milioni di visualizzazioni in breve tempo. Di fronte ad accuse di interferenza russa nelle elezioni, Radev ha respinto tali insinuazioni, parlando di un piano volto a screditare la sua vittoria.
Nonostante il governo russo non abbia offerto supporto ufficiale, ci sono osservazioni riguardo al crescente interesse di Mosca nel compensare le perdite in Ungheria. A Bruxelles, però, c’è preoccupazione per un potenziale nuovo Orbán in Bulgaria, nonostante molti analisti affermino che il contesto politico bulgaro differisca considerevolmente da quello ungherese.
Radev ha escluso ogni possibilità di coalizione con le altre forze politiche, mantenendo la sua posizione di fermo oppositore di Borisov e del partito liberale. Se non riuscisse a ottenere la maggioranza, potrebbe trovarsi costretto a governare in minoranza, evidentemente lontano dall’influenza che Orbán esercita in Ungheria.