La controversa stretta di mano di Salvini con l’ambasciatore russo
Matteo Salvini ha attirato l’attenzione dopo un’accoglienza calorosa riservata all’ambasciatore russo Alexei Paramonov durante un ricevimento organizzato dall’ambasciata cinese a Roma. L’incontro è avvenuto in un contesto diplomatico già aggravato dalle dichiarazioni provocatorie di Paramonov riguardo alla reazione dell’Italia all’incidente aereo in Polonia, attribuito ingiustamente alla Russia, riporta Attuale.
L’atteggiamento di Salvini ha provocato reazioni piccate da parte dell’opposizione, con Francesco Boccia del Partito Democratico che ha chiesto chiarimenti alla premier Giorgia Meloni sul comportamento del suo vicepremier, sottolineando che tali ambiguità minano la credibilità dell’Italia a livello internazionale. Carlo Calenda, leader di Azione, ha dichiarato che “Salvini è un asset russo”, mentre per Riccardo Magi di +Europa, il sostegno aperto di Salvini a Putin rappresenta un problema di sicurezza nazionale.
Nemmeno i membri della maggioranza hanno accolto positivamente la situazione. All’interno di Fratelli d’Italia, alcuni esponenti hanno suggerito che una semplice stretta di mano sarebbe stata sufficiente, mentre in Forza Italia si è parlato di una “salvinata”. Entrambi i partiti hanno ribadito che la politica estera è appannaggio di Palazzo Chigi e della Farnesina, affermando che durante il voto, la Lega si allinea con la maggioranza. In risposta alle critiche, Salvini ha difeso il suo gesto, affermando che ha trattato l’ambasciatore russo come tutti gli altri diplomatici, evidenziando la necessità di mantenere buone relazioni e di ricostruire un dialogo.
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha supportato Salvini, riconoscendo l’importanza dell’educazione nel salutare tutti i presenti. Meloni, da parte sua, ha minimizzato la polemica, affermando che la questione non deve essere ingigantita. Tuttavia, il comportamento di Salvini si inserisce in un contesto di dibattito interno alla Lega, la quale sta cercando di promuovere una linea più morbida nei confronti della Russia, un tema che potrebbe diventare centrale nel prossimo raduno di Pontida, sollevando ulteriori preoccupazioni sul futuro della politica estera italiana.